Tassa sui rifiuti: si preannuncia una stangata per imprese, artigiani e commercianti. Gli aumenti della Tares colpiranno capannoni e negozi con un incremento stimato fino al 23% circa in più rispetto al 2012, oltre a toccare anche le abitazioni (+29,1%).
Sono le cifre stimate dalla Cgia di Mestre, che denuncia l’ulteriore aggravio. Via l’Imu e in attesa della Service Tax, occhio alla Tares dunque, il cui esordio fa già infuriare commercianti e imprenditori.
I rincari della Tares, rimodulata e inglobata dal 2014 nella Service Tax, sono stati analizzati dalla Cgia e mettono in allarme il mondo del lavoro e le associazioni di categoria.
Su un capannone di 1.200 metri quadri l’aggravio sarà di 1.133 euro (+22,7%), su un negozio di 70 metri quadri si pagheranno 98 euro in più (+19,7%).
«Queste imposizioni hanno un po’ stancato, ormai quando si vuol far cassa si colpiscono artigiani e industriali – commenta , presidente di Cna Varese – Non è una cosa giusta, questa legislazione è assolutamente repressiva». «Le politiche di questo Governo – prosegue – non sono in linea con la gente che lavora, bisognerebbe mettere in campo azioni per aiutare le imprese, solo così potremo tornare ad assumere i giovani, che oggi cercano e guardano l’estero come una chimera. L’Italia ha le potenzialità ma dovrebbe avere politici più oculati. Ribalterei il problema, sono per l’idea di ridurre le tasse a chi inquina meno e fa meno rifiuti».
Il paradosso evidenziato dal segretario della Cgia è proprio questo, in uno stato di crisi in cui si produce e si consuma meno, si producono meno rifiuti e con l’aumento della differenziata i costi per lo smaltimento sono diminuiti, anziché pagare meno si paga di più.
«La politica non ha un quadro esatto della situazione, che da tempo le nostre associazioni di categoria stanno evidenziando – dice il presidente della Camera di Commercio varesina – il nostro sistema non è fermo, sono alti i costi per il lavoro: per il nostro sistema burocratico, amministrativo, per gli alti costi energetici e la manodopera». L’obiettivo è far amplificare la voce di dissenso in prima battuta dagli interlocutori politici locali: «Per il 16 settembre abbiamo convocato al tavolo della competitività le parti produttive coinvolte, dalle associazioni di categoria ai sindacati» prosegue Scapolan.
«E ci saranno anche i sindaci e tutti i parlamentari eletti del nostro territorio e i consiglieri regionali, per un lavoro di sinergia perché la politica si renda conto delle attività da portare avanti. Non è una novità che la Lombardia non sia più uno dei motori dell’Europa, se il trend non viene invertito, la locomotiva non ripartirà».
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