Pavoletti è la vittoria di chi l’ha voluto. Hai gli ultimi 50 euro della tua vita e li giochi tutti sul quel numero 8: una scelta da Varese. Se vinci, caviale e champagne ogni sera. Se perdi, pasta in bianco ma almeno ci hai provato.
Pavoletti non è Messi e non risolve tutto. Anzi, grazie al suo arrivo la responsabilità ricade su chi c’era già, allenatore e giocatori. Finite le scuse: l’attaccante che mancava è qui, mettetelo nelle condizioni di buttarla dentro. Lui si aiuterà da solo: è bravissimo a farlo, come quando il suo Lanciano era costretto a vincere a Trapani il ritorno della finale per andare in serie B. In 10 dopo 12 minuti e sotto di un gol, per gli abruzzesi sembrava finita, ma non per Leo: si prese la squadra e segnò il pareggio divorandosi venti metri di campo e scaricando la sua voglia di vincere sotto l’angolino.
Lui è quello che va a prendersi il gol, ed è esattamente ciò che mancava . Le cose che si potevano comprare, sono state prese tutte. Adesso mettiamoci quelle che non si possono comprare: il cuore, la corsa, il carattere, l’impeto. Giocati 180 minuti di campionato, li abbiamo visti per tre quarti (i due primi tempi,
gli ultimi cinque minuti di Cesena e gli ultimi quindici con il Modena). Non basta. Il Varese non è mai andato oltre i propri limiti, non si è mai spremuto l’anima fino in fondo, svuotandosi le gambe e facendosi esplodere i polmoni. Tutto ciò non lo porterà il nuovo bomber, devi già averlo dentro.
Pavoletti è l’attaccante che tutti avremmo preso, dopo Rivas è l’uomo più giusto degli ultimi tre mercati. E questo riavvicina il Varese alla sua storia e alla sua gente. A noi di questo mercato piace anche altro: Forte, Lazaar, Barberis, Fiamozzi. Sono i nostri figli, e sono stati difesi. Da chi ha dentro, evidentemente, lo spirito del Varese e lo protegge (trasmette) anche nelle scommesse più belle e difficili. Noi la differenza la facciamo così, quando arrivano i nostri. E non gli altri. Pavoletti, in questo, è uno di noi: perché viene dal basso e, su ogni pallone che tocca, lascia il morso del cobra. Un V bianca su sfondo rosso.
Domanda finale a Ferreira Pinto: hai mai messo questa maglia davanti a te o alla tua storia? Prima di avere, devi dare: l’hai fatto? Un solo acquisto è mancato: Dante Picone, lui sì, il Messi del bar dello stadio. Qualcuno garantisce alla società il campo sintetico solo con la garanzia di gestire quel bar? Dante porta più sentimento e punti al Varese di cento campetti sintetici.
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