Verso il congresso federale una Lega in cerca d’autore. A rischio balcanizzazione.
Sì perché in assenza del Capo, e di un sostituto ugualmente decisionista e temuto (le “purghe” maroniane in fondo hanno toccato solo figure marginali), il movimento è in mano ai “ras” locali.
Anche la provincia di Varese diventa è terra di scontro: nel capoluogo i “salviniani” contro i “mascettiani”, a Busto Arsizio i maroniani alla riscossa, anche loro spezzettati in più di un’anima, contro i bossiani, che qui hanno la loro ultima roccaforte.
Ma le dinamiche sono un po’ stile “vasi comunicanti”: maroniani delusi dalle nomine del governatore che si riavvicinano ai bossiani, mentre su quest’ultimo fronte i delusi dal mancato strappo del Capo sbattono la porta.
«Siamo passati da uno Stato monarchico ad uno repubblicano – sintetizza il commissario di villa Recalcati – il congresso è un passaggio necessario. Partire sentendo la base è la cosa migliore da fare». Per l’ex senatore però «la manfrina politica» sulle dimissioni di Maroni è stata un errore: «La segreteria e la presidenza della Regione sono strategicamente incompatibili. Meglio fare un congresso, così si apre il dibattito su quale Lega per il futuro».
Vedani una sua idea ce l’ha, ed è da “rottamazione” renziana: «Discontinuità totale con la vecchia guardia, che si è seduta come accade in tutte le organizzazioni. Ci serve un Papa Francesco che rompa gli schemi e restauri lo spirito rivoluzionario, rinverdendo l’integralismo delle origini e tagliando con i compromessi con il sistema. Una Lega più concreta e liberista: meno Stato e meno cadreghe».
Il futuro è un nuovo segretario. L’unico ad uscire allo scoperto per ora è, popolarissimo tra i “giovani padani”, cresciuti sotto la sua ala protettiva e ripagati negli anni con incarichi nel movimento, meno nella militanza più moderata.
Ecco perché per la segreteria salgono le quotazioni del sempreverde ma soprattutto di , che potrebbe intercettare consensi anche tra i bossiani. E sul fronte bossiano? L’Umberto, sornione, resta lì, osservando la barca maroniana che traballa.
Lo spauracchio di “Padania Libera”, finora solo un’associazione culturale, non si trasformerà in partito, perché chi conosce il Senatur sa che «non si dimetterà mai dalla Lega».
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