«Con la crisi della Croce Rossa si aprono buchi pericolosi nella rete di gestione delle emergenze in Lombardia». Lo afferma , segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Lombardia, dopo che il presidente della Cri Lombardia ha rifiutato di sottoscrivere un protocollo di indirizzo congiunto proposto dalle organizzazioni sindacali.
E anche in provincia di Varese si teme una crisi occupazionale per la privatizzazione della Croce Rossa Italiana. «Un primo caso ha confermato le nostre preoccupazioni» denuncia della Cisl Funzione Pubblica di Varese.
«È avvenuto circa 15 giorni fa nella Cri del Medio Verbano dove un dipendente a tempo determinato ha avuto problemi di salute ed è stato dichiarato abile al lavoro ma con delle limitazioni per sei mesi. Sostanzialmente, questa persona non poteva trasportare la barella perché impossibilitato a sollevare pesi per sei mesi. Noi abbiamo proposto che venisse spostato temporaneamente ad altre mansioni di ufficio, ma l’ente lo ha lasciato a casa».
Quello che, unitariamente, le sigle sindacali contestano, ma in particolare la Cisl, è il passaggio dal contratto degli Epne (il contratto degli enti pubblici non economici) a un contratto Anpas. «Quello Anpas (associazione nazionale pubblica assistenza, ndr) è un contratto completamente diverso da quello Epne perché è prevista una riduzione dei salari a fronte di un aumento orario del lavoro – continua Gaglione -Questa formula è inaccettabile, ma è già stata stabilita a livello nazionale dalla Cri. La partita contrattuale è una partita che va giocata a livello nazionale».
Ma c’è di più, perché la Croce Rossa sta intervenendo sui quasi 900 lavoratori operanti in Lombardia (di cui circa 650 a contratto di lavoro determinato) «per imporre, nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, nuove forme di contratto largamente peggiorative rispetto al passato, senza clausole di garanzia relative agli aspetti economici, normativi ed occupazionali».
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