Giù le bandiere, il mondiale master, in onda alla Schiranna da giovedì a domenica, va in archivio. Ognuno torna a casa – e c’è chi è venuto dal Giappone o dalla Russia – col suo pezzetto di lago di Varese e con la sua foto-ricordo. Il bello del canottaggio, anche e soprattutto quando praticato in modo amatoriale, è proprio racchiuso qui, nel suo saper raccontare a tutti qualcosa.
Giuseppe Abbagnale, uno che vent’anni e passa fa infilava ori olimpici come fossero perline, ora è il presidente della Federcanottaggio. Alle spalle della tribuna, nell’area vip, osserva il lago, guarda la gente e raccoglie le parole. «Vedete – attacca – il bello del canottaggio è che non te ne innamori a prima vista. Canottieri non si nasce, si diventa. Non può esserci colpo di fulmine se fatica, durezza e scarso appeal mediatico-economico sono i tratti distintivi di questa disciplina. Poi, però, la fatica diventa tua compagna, come lo diventano la schiettezza, la sincerità e la semplicità dell’andare in barca. Alla fine sono cose di cui non puoi più fare a meno. C’è di più: giornate come queste dimostrano che il canottaggio permette ad ognuno di trovare la sua dimensione». E il lago di Varese? «Un posto fantastico per remare – risponde il presidente della Federcanottaggio – Avessi potuto allenarmi io in un bacino del genere».
Paolo Caprioli, direttore del comitato operativo nonché master della Varese, ha passato quattro giorni a scrutare il cielo. «529 gare in programma – dice tirando un sospiro di sollievo – e 529 gare sono state. Il tempo ci ha graziato: i 3.300 atleti e le oltre diecimila persone accorse torneranno a casa contenti. Noi tiriamo il fiato. Ci vediamo ai mondiali under 23 l’estate prossima».
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