Rivalutare la decisione di chiudere i punti nascita. E agire rispetto ad una «intollerabile» diffusione dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi. Questi gli appelli che la consigliere regionale Paola Macchi (M5S) affida a un comunicato stampa.
La prima questione fa riferimento ai presidi ospedalieri dotati di sala parto. «Entro il 2014 le nuove norme porteranno alla chiusura di alcune delle strutture che non raggiungono la quota di mille nascite l’anno», il problema posto sul tavolo dalla grillina.
Pronta ad invocare che «la rete dell’ostetricia sia rivalutata in base a parametri qualitativi e non meramente quantitativi». Salvaguardando invece «il principio di precauzione e dell’equa assistenza in territori marginali».
Altro tema, le interruzioni volontarie di gravidanza, scese in provincia di Varese dalle 1.589 del 2009 alle 1.276 dello scorso anno. «Questo calo è probabilmente dovuto anche alle percentuali altissime di obiezione di coscienza».
Che in alcuni casi «rasenta la quasi totalità del personale». Succede ad esempio al Sant’Antonio Abate di Gallarate, dove i ginecologi obiettori sono 21 su 23, gli infermieri 42 su 46. «Questo significa rendere difficile l’applicazione della legge 194», una normativa «nata per tutelare la salute delle donne. È obbligo di tutti gli ospedali applicarla creando un clima psicologico che aiuti quante compiono questa scelta».
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