«Varese si gioca la vita Voi in pantofole?»

Ecco il manifesto di chi ha portato il Varese in serie B andando a sfidare corazzate come Alessandria, Cremonese, Benevento, Arezzo e Perugia senza paura, sempre da sfavorito e solo con l’attaccamento alla maglia o la capacità di soffrire che gli altri si scordano. La curva Nord attraverso il sito “Orgoglio Varesino” usa le uniche parole che contano in questo momento. Quelle

che fanno la differenza. Da oggi a sabato le pubblicheremo ogni giorno, come un mantra. Perché il Varese non dovrà salvare la B, ma conquistarla. Con il senso della sfida di chi lotta a mani vuote (anche il Cittadella ha più soldi e più campi) ma traboccante di quello spirito e di quella storia sofferta ed esaltante che il Cittadella, e chiunque altro, non conosce.

«Ora basta, ora si fa sul serio, a Cittadella, sì ancora quel maledetto posto, si dovrà giocare in casa: basta prestazioni opprimenti come l’ultima, basta scuse. Altro che 13 finali, qui ci sono sei partite da giocare, punti da guadagnare, una squadra da sostenere e che gli venisse il “cagotto” a chi si tira indietro ora, dai giocatori al presidente e all’ultimo dei magazzinieri, da noi della curva Nord a tutto il resto dei tifosi. Le partite più importanti sono quelle da giocare, più importanti di una finale play-off contro la Sampdoria.

La nostra parte, ancora una volta, la faremo.

Saremo a Cittadella presto, molto presto, perché vogliamo far sentire il fiato sul collo ai nostri ragazzi, li vogliamo veder sputare sangue su quel campo perché la sconfitta non deve essere nemmeno presa in considerazione.

Vogliamo giocarcelo anche noi questo finale di campionato, e questo senso di rassegnazione che si respira lo vogliamo far sparire perché se qualcuno non se ne fosse accorto, qui ci stiamo giocando tutto.

Duri e incazzati è quello che vogliamo vedere negli occhi e nell’animo di chi porta i nostri colori e che sia maledetto per tutto il resto della sua vita chi solo per un minuto porrà se stesso davanti agli interessi della squadra.

Non un passo indietro, soprattutto oggi che tutto non va come dovrebbe, perché era facile partire per Torino o Marassi, andare in 500 a Parma e farsi la gita a Brescia o Novara; sabato saremo a Cittadella, ancora e purtroppo, e vedremo chi preferirà restare a casa tra divano e tv oppure tornare senza voce dal Veneto, felice o drammaticamente deluso.

“Non ci sono cazzi che tengano” come si diceva sabato in curva: la partita delle partite passa ancora da lì…».

© riproduzione riservata