Il sentiero di Boskov autostrada per Sottili

Vujadin Boskov era un mago: mica solo della panchina, no. Era un mago delle parole, trent’anni prima di Mourinho. Con le parole sconfiggeva gli avversari prima di farlo sul campo, con le parole li finiva dopo averli battuti.

Tagliente e furbo, Vuja ha riempito le pagine del calcio di aneddoti e citazioni, da mandare a memoria e da tirare fuori al momento giusto.

Ha vinto dove nessuno era riuscito a vincere (storico scudetto Samp), ha perso dove avrebbe meritato di vincere: quel fallo che ha generato la punizione di Koeman non c’era. Ha spiegato il calcio, ma soprattutto l’ironia applicata allo sport più bello del mondo.

Ieri, quando è rimbalzata la notizia della sua morte, la potenza della rete ha ingigantito il dolore rendendolo mondiale ed enorme. Tutti gli hanno reso omaggio, per primi i tifosi del Genoa che si sono inchinati di fronte a uno dei simboli degli acerrimi nemici. Era capitata la stessa cosa nove anni fa quando ad andarsene era stato il professor Franco Scoglio, eroe del Grifone: lo avevano salutato i tifosi della Samp. E adesso è fin troppo facile immaginarseli da qualche parte – in cielo, in terra, o nei sogni dei più nostalgici – mentre giocano un derby della lanterna lungo una vita.

Se n’è andato uno degli ultimi rappresentanti del calcio più antico: quando le partite si sentivano alla radio o si vedevano allo stadio, i campioni erano chiusi dentro una bustina della Panini e i gol avevano la voce di Paolo Valenti. Non vogliamo fare i vecchi nel dire che quel calcio era più bello di questo, no: diciamo solo che quel calcio ci manca, e pure tanto.

Le parole di Boskov, le frasi. E allora ieri, intristiti dalla notizia, abbiamo provato a immaginarci come avrebbe commentato la sconfitta del Varese col Lanciano. Ma soprattutto cosa avrebbe detto per caricare al punto giusto squadra e ambiente prima della finale di sabato prossimo col Cittadella.

E ci è venuta in mente una delle sue frasi più belle, tra le tante chicche indimenticabili che ci ha lasciato. «Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri». Ecco, cosa ci piacerebbe dire al Varese: oggi, pensando a quel che servirà fare sabato. Essere grande squadra: vedere luce dove gli altri vedono solo buio, trovare la forza dove gli altri provano soltanto paura. Vedere autostrade, dove tutti quanti riescono a vedere soltanto il precipizio sempre più vicino.

Il vecchio Vuja saprebbe cosa dire, e ci piace pensare che in queste ore stia in qualche modo ispirando anche il giovane Sottili: perché ogni allenatore è un po’ figlio di Boskov. E allora iniziamola così questa settimana tanto speciale, che proseguirà con le prime parole da ds biancorosso di Lele Ambrosetti, che ci porterà alla partita di Cittadella con lo spirito e gli occhi giusti per fare quello che andrà fatto.

Abbiamo scomodato Boskov, celebrandolo nel giorno del suo addio: lui ci perdonerà e capirà, ne siamo sicuri. Perché «pallone entra quando Dio vuole» e «la partita finisce quando arbitro fischia». Ciao Vuja.

Francesco Caielli

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