Il Varese in gol per i disoccupati Stadio gratis se puliscono i prati

Qual è il problema più grave del popolo? Facile: la crisi economica. Andatelo a dire ai politici, che si trastullano istericamente tra la decadenza di Berlusconi, la riforma elettorale e altri vizi capitali. Pochi di loro sanno cosa significhi faticare a tirare la fine del mese, quasi nessuno di loro vive il disagio di chi, in questi anni tremendi e colpevolmente sottovalutati, ha perso il lavoro o non lo ha trovato affatto.

Per capire la gente bisogna stare tra la gente. Non lo fanno i politici, ma riescono a farlo alcuni uomini di sport non imborghesiti dal denaro, che pure nel loro mondo scorre ancora copioso. È il caso di Nicola Laurenza e del Varese: il presidente è un self made man che partendo da un prestito bancario ha costruito una fortuna; la società ha sempre avuto – e coltivato con orgoglio – un dna popolare. Basta bazzicare lo stadio per comprendere che l’anima biancorossa è plebea, nel senso nobile della parola.

Laurenza ha incrociato i dati, fatto il sillogismo e trovato l’uovo di Colombo: regalare l’abbonamento a disoccupati, cassintegrati e studenti a reddito basso, in cambio di una dose umana di lavoro di pubblica utilità. Si tratterà di tre giornate di volontariato con l’associazione On di Max Laudadio, che si occupa di spazzare dai boschi i rifiuti e l’incuria e ha già fatto breccia nello sport varesino, con iniziative mirate di grande eco mediatica.

Siccome la gente semplice non evita spiegazioni e sa perfino chiedere scusa, Laurenza si è un filo imbarazzato per chi, pur non passandosela bene, si è già abbonato, magari facendo sacrifici: «Le idee sono così, vengono all’improvviso», ha detto.

La mano tesa vale doppio, perché viene da un club che avrebbe mille motivi di avidità: tra questi, il budget modesto e l’inspiegabile deficit di tessere rispetto alle ultime stagioni. Il messaggio è positivo, talmente geniale nella sua doppia veste benefica – economica e sociale – che nessun altro ci aveva pensato.

È successo qui, e non altrove, perché qui, più che altrove, si è capaci di dialogare. Trovatelo, un presidente di calcio che legge i blog dei tifosi senza il grugno di chi si sente circondato da possibili detrattori. Trovatela, una squadra di calcio che punta sul baratto civico invece di spennare i tifosi. Trovatelo, un politico che cede i suoi privilegi – veri e massicci, non di facciata – per dire al popolo: sono con voi perché sono come voi.

È successo nella provincia sobria della serie B, perché è un posto dove la sostanza conta. Il pallone vive su un pianeta tutto suo? Vero, però a volte scende sulla Terra e guarda in faccia la realtà. È successo dove i giocatori non guadagnano milioni, non girano in Ferrari e non sposano wags: ci sono piazze persino di Lega Pro dove accade tutto questo, qui no. Chi arriva a Masnago è a un bivio esistenziale: se assorbe l’anima popolare funziona, altrimenti è destinato all’oblio. Vale per i giocatori, per gli allenatori, per i dirigenti, per i presidenti. E vale anche per i tifosi: allo stadio di Varese chi ha la puzza al naso non dura.

Non sappiamo quanti aderiranno alla proposta. Non sappiamo nemmeno se tra questi s’infiltreranno gli immancabili furbetti. Però, s’abbonasse anche solo un volontario dell’ambiente, l’obiettivo sarebbe raggiunto.

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