«Quegli 80€ sono un bene Ma con i contratti…»

«Quegli 80€ sono un bene
Ma  con i contratti…»

Due giorni di lavoro: tanto vale il bonus da 80 euro promesso dal Governo.

Sì, perché dall’aumento in busta paga bisogna sottrarre quello delle tasse, a cominciare dalle imposte locali. Il rischio è che assorbano l’effetto positivo della detrazione Irpef voluta da Renzi.

A fare i conti, per il Corriere Economia, ci hanno pensato gli analisti della Cgia di Mestre, che hanno fissato del Tax freedom day al 14 maggio. In altre parole un operaio con moglie e un figlio a carico fino a quella data lavora esclusivamente per pagare le tasse.

Da quel giorno in avanti, i soldi restano suoi. Nonostante il bonus da 80 euro, però, il Tax freedom Day viene anticipato di appena due giorni rispetto allo scorso anno.

«Non possiamo dire che si tratta di una misura inefficace», ragiona , segretario provinciale della Uil, «un provvedimento che ritorna delle risorse ai lavoratori che hanno un reddito basso ha certamente degli effetti».

Il punto sono l’Imu, la Tasi e la Tari, destinate a crescere rispetto allo scorso anno. «È chiaro che, se mettiamo in relazione la detrazione Irpef con l’aumento delle tasse locali, allora c’è sicuramente un problema».

E così «la direzione corretta» in cui muove il provvedimento annunciato dal Governo per rendere più pesanti le buste paghe, rischia di scontrarsi con la realtà.

«Se metti in fila le tasse locali, che ci sarebbero state comunque, il problema è chiaro. Credo che l’imposizione fiscale comunale andrebbe monitorata, perché grava sulle famiglie». E non è tutto. La detrazione Irpef è solo «un primo passo».

Il fatto che «fino a ieri si parlasse di aumenti del prelievo fiscale, mentre oggi si discute di restituzioni è un segnale. Ma certamente non è risolutivo».

La soluzione, secondo il responsabile della Uil, è «una riduzione del cuneo fiscale, che oggi è al 46%». È qui che secondo Albrizio occorre «incidere pesantemente, anche con provvedimenti sulla tassazione delle aziende».

Il secondo passaggio riguarda invece la definizione «di una politica industriale vera. Da tempo siamo un terreno di conquista, bisogna invece creare le condizioni affinché si investa».

Anche dalla segreteria Cisl con arriva una valutazione positiva della detrazione Irpef annunciata dall’esecutivo per la busta paga di maggio. O meglio: «Non esprimo contrarietà rispetto a un ragionamento che garantisce 80 euro al mese a chi guadagna meno di 25mila euro lordi all’anno. Sono risorse che vanno ai lavoratori».

Giudizio positivo che Pagano estende anche ad altri elementi del pacchetto, come l’aumento dei contratti a tempo determinato consecutivi, «sempre meglio che il lavoro nero».

Piace meno, invece, il fatto che «la detrazione non sia prevista per gli incapienti e per i titolari di pensione minima».

La critica, in questo caso, è di metodo. «L’aspetto negativo sta nel fatto che queste operazioni vanno concertate con le organizzazioni sindacali».

Pagano non guarda ad oggi, ma pensa al futuro, a quando cioè si tratterà di sedersi al tavolo con i datori di lavoro per il rinnovo dei contratti nazionali.

«Sarà sempre più difficile arrivare ad un accordo», spiega, «le nostre controparti ci diranno che i lavoratori hanno già preso i soldi da Renzi e che quindi non possono pretendere nuovi aumenti». Il rischio, in altre parole, «è che venga posto un limite alla contrattazione».

Per questo Pagano, pur positivo rispetto alla detrazione Irpef, rimane «scettico e perplesso sul giorno dopo». Ovvero sul futuro.

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