Roma, 23 mag. (TMNews) – Uscito dal tunnel dell’eroina (25 dollari di dose giornaliera), con manie suicide e pessimista sulla sua musica che non l’avrebbe portato in Paradiso né tantomeno salvato “dalla fornace di fuoco”: così si descriveva Bob Dylan nel marzo del 1966, all’apice della sua fama.
Le rivelazioni fanno parte di una registrazione inedita di una conversazione con il critico Robert Shelton, di cui il quotidiano britannico The Daily Telegraph pubblica alcuni estratti alla vigilia del settantesimo compleanno del Menestrello di Duluth.
Che Dylan fosse stato dipendente dall’eroina era stato più volte affermato, ma questa è la prima volta in cui è lo stesso cantante ad ammetterlo; quanto al suicidio: “La morte non significa nulla per me, potrei averla facilmente già fatta finita. Non sono il tipo da tagliarmi un orecchio, piuttosto mi sparerei in testa o salterei dalla finestra”.
Mgi
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