Ha sempre sognato di far parte di quel gruppone fin da piccolo, fissando il televisore con gli occhi sgranati, bloccato a guardare la corsa più bella che c’è. E a quasi 24 anni, quel sogno si realizza. Venerdì esordirà al Giro d’Italia Eugenio Alafaci, giovane corridore di casa nostra, classe 1990 da Carnago, alla prima stagione da professionista in maglia Trek. Concluso il Giro di Romandia, per Eugenio è già tempo di partire per Belfast.
In crescita, e l’adrenalina a mille. Fare il Giro d’Italia è il sogno di una vita. L’ho sempre guardato da fuori, ancora fatico a realizzare di poterlo correre veramente: tutto ciò è emozionante. Ho faticato un po’ al Romandia, era da più di un mese che non gareggiavo e gli allenamenti in altura si sono fatti sentire. Però non sono stanco morto, ed è il segnale che le gambe stanno iniziando a girare.
Io parto principalmente con l’obiettivo di essere d’aiuto alla squadra, in primis per Giacomo Nizzolo nelle volate, ma anche per coloro che vanno forte in salita e puntano alla classifica generale, come Kiserlovski, Arredondo e Zoidl. Poi, forse, nella seconda e nella terza settimana ci sarà spazio per entrare in qualche fuga. Ma sarei felice anche solo di arrivare fino in fondo, a Trieste.
Fabian Cancellara è della mia stessa squadra, la Trek Factory Racing. Alla Strade Bianche ho vissuto un episodio curioso: eravamo negli ultimi chilometri, nel tratto più insidioso, in un gruppo di una trentina di corridori. Ero proprio al suo fianco quando Fabian ha bucato: per non fargli perdere contatto dal gruppo dei migliori, gli ho dato la mia ruota, e poi al traguardo lui è arrivato sesto. Invece la mia gara si è praticamente conclusa lì, ma alla fine gara Fabian mi ha ringraziato: per me è stato come una vittoria.
Santino sta bene, per la prima volta punta forte sulla classifica generale: penso possa fare molto bene. Con Basso ho pedalato e parlato al Romandia: per ora non è riuscito ad andare come previsto, ma l’ho visto fiducioso di fare un bel Giro, e anch’io sono convinto che farà bene. Sono due ragazzi che fanno dei grandissimi sacrifici per arrivare in alto: magari non sempre trovano subito la gamba, ma so che hanno lavorato molto, credo che li vedremo davanti come meritano.
Uno solo: Quintana. Va forte a crono e anche in salita, l’ho visto al Tour de San Luis, a inizio stagione, e mi ha davvero impressionato. Poi arriva da un lungo periodo di allenamenti in altura, e di solito i colombiani quando si preparano così sono quasi imbattibili.
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