Si mette un coltello alla gola «Dovete ridarmi mio figlio»

Si mette un coltello alla gola
«Dovete ridarmi mio figlio»

«Rivoglio mio figlio. Rivoglio mio figlio». Lo aveva ripetuto sabato scorso incatenandosi ai cancelli della sede dei Servizi Sociali del Comune di Varese.

Lo gridava mentre minacciava di togliersi la vita con un coltello puntato alla gola. Lunedì sera è accaduto di nuovo.

Lo stesso uomo, 40 anni, senza lavoro, senza fissa dimora e con problemi di tossicodipendenza, è tornato davanti alla sede dei Servizi Sociali. Nella sua mente sarebbe colpa delle istituzioni se il figlio di soli cinque anni gli è stato tolto e affidato ad una comunità protetta.

La madre aveva in cura il figlio ed è stata destinata alla stessa comunità.

Gli agenti della squadra volanti in servizio nella zona l’altra notte l’hanno visto bazzicare nella stessa zona.

Stralunato, evidentemente in stato confusionale. E hanno temuto il peggio. L’uomo, di fatto, non è riuscito ad incatenarsi, questa volta, ma i poliziotti hanno dovuto operare con una cautela estrema per dissuaderlo a non farsi del male.

L’uomo era infatti munito di un rasoio con il quale minacciava di togliersi la vita qualora non lo avessero aiutato e non gli fosse stato restituito il figlio minore. Al quale, però, non può provvedere. I poliziotti hanno instaurato con lui un dialogo; hanno stabilito un contatto e un rapporto di fiducia.

Una volta convinto l’uomo è stato disarmato: gli hanno tolto il rasoio prima che potesse farsi del male. L’uomo è stato quindi accompagnato in ospedale: evidenti sono i suoi problemi nervosi. Ed altrettanto evidenti sono le sue difficoltà: a cominciare dalla tossicodipendenza.

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