Yama alle finali di Champions «Proviamoci fino in fondo»

BUSTO ARSIZIO Re Carlo. Signor palestra, signor insegnante, signor programmazione, signor intelligenza. Dopo nove anni colorati di Busto Arsizio, Carlo Parisi s’affaccia all’ennesimo gradino, scalato e da scalare. L’ennesimo passo d’una carriera tanto regolare quanto entusiasmante, per crescita, contenuti e risultati.

Coach, domani è il suo compleanno e gli auguri sono il minimo: possiamo definirlo particolare?
Grazie, e no. Sinceramente non ci pensavo proprio al mio compleanno in arrivo, sono concentrato sul lavoro.

Allora andiamo subito al lavoro. Dicono in tanti ci sia poco da perdere: non è così.
Non è così, perché se andiamo in gioco è per avere qualcosa in più, non per non averla. L’opportunità ce la siamo guadagnata, ma restiamo assolutamente coscienti della squadra che affrontiamo: è nostro dovere provare a cambiare il pronostico, nostro dovere volerlo. La partita è da fare, poi vediamo com’è andata a finire.

Cosa stimola del Rabita, che chiavi di lettura fornisce?
Di loro si dice che sono fisicamente molto dotate, con attaccanti di qualità in ogni parte del campo. È vero ma non bisogna fermarsi lì, non c’è solo quello. Giocano a pallavolo in modo completo, in ogni fase e fondamentale, al di là della forza delle singole attaccanti.

Come sta vivendo l’avvicinamento nei confronti della squadra: da bastone o carota? Da amico o comandante?
Non ho fatto grandi cose, nel senso che un appuntamento simile non richiede particolari ricette. Conosciamo le condizioni del gruppo, comprese le eventuali problematiche fisiche di alcune. L’unica nostra necessità è arrivare a sabato sapendo cosa ci serve, con le idee chiare su come agire e come farlo al massimo delle possibilità. Questo stiamo stabilendo. Tutte le ragazze, tutti noi siamo ovviamente animati dalla voglia di fare bene: ma non è sufficiente, se non viene incanalato in un discorso di coralità.

Carli Lloyd dovrebbe finalmente essere utile alla causa.
Abbiamo lavorato assieme e di comune accordo, per portarla ad allenarsi con continuità: lo sta facendo, quindi adesso è pronta a dare un contributo alla squadra. Il principale obiettivo era questo, lo considero raggiunto: sono convinto che Carli, pur in condizioni non ottimali, possa fornire un apporto utile.

L’altro tema caldo: Gilda Lombardo.
Da valutare minuto dopo minuto. Cerchiamo di capire quanto possa spingere, come e dove.

Arrighetti è l’unica che ha già vissuto una final four di Champions, vincendo due volte: la sua esperienza è stata utilizza in modo particolare nel gruppo?
Posso immaginare che tra compagne abbiamo parlato, credo sia normale che qualcuna abbia chiesto a Valentina un’idea, un consiglio, qualche sensazione. Nel nostro caso, da allenatori è completamente diverso: siamo in palestra per preparare con coscienza una partita di pallavolo, stop, senza caricarla di argomenti particolari. Poi lei ha la sua esperienza che metterà in campo, il resto viene naturale come ogni momento importante.

Sabato c’è un confronto, domenica un altro a prescindere dalla sua importanza: cos’avete studiato sulle altre?
Niente e tutto. Spiego: ne abbiamo due da affrontare, la semifinale con il Rabita e poi una non si sa contro chi. Al momento siamo concentrati sulla sola cosa certa, la prima gara. Come dicevo un passo alla volta, non esiste necessità di creare un sovraccarico.

Quattro allenatori italiani, un bell’effetto e un bel significato sportivo.
È indubbiamente una coincidenza interessante. Inoltre, se anche non ci fossi stato io con Busto, si sarebbe qualificato Chiappini con l’Azerrail. Noi allenatori italiani siamo in giro per tanti motivi, io stesso ho la Repubblica Ceca: lo siamo per le difficoltà che vive il nostro Paese, perché c’è voglia di confrontarsi, per lo specchio economico di determinate offerte, per vivere un’alternativa. Molte ragioni, ognuna significativa della indiscutibile qualità della scuola italiana.

b.melazzini

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