Roma, 10 giu. (Apcom) – Ci sono voluti 9 incontri con la questura e 3 con il Comune di Roma per ottenere il via libera al percorso del Gay Pride del 13 giugno. Dodici in tutto, “come le stazioni della Via crucis”. E’ finito così il braccio di ferro che per oltre due mesi ha contrapposto gli organizzatori del corteo e la polizia di Roma. Alla fine è
stato approvato il terzo dei percorsi proposti dagli organizzatori, l’unico che non rientra tra i sei previsti dal protocollo sulle manifestazioni voluto dal Campidoglio e approvato dai sindacati qualche mese fa. “Un percorso – spiega Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, capofila della trentina di organizzazioni e associazioni che organizzano la manifestazione – che ancora dieci giorni fa era stato negato. E’ evidente la marcia indietro della questura”.
Retromarcia che però, rilanciano ora gli organizzatori, è
arrivata troppo tardi: “E’ surreale – sottolinea Praitano –
arrivare a quattro giorni dalla manifestazione a dover ancora
annunciare che il corteo si farà. Sapere dove partirà la
dimostrazione all’ultimo minuto crea un sacco di problemi
organizzativi ed è ovviamente un modo per metterci in difficoltà.
Perciò – annuncia – abbiamo deciso di ricorrere al Tar contro i
provvedimenti di diniego dei tre percorsi che avevamo proposto.
E’ una scelta che abbiamo fatto per dimostrare che le motivazioni
avanzate dalla questura sono pretestuose. Non si può limitare la
libertà di manifestazione con bolli e burocrazia”. A preoccupare
gli organizzatori è anche il destino del Gay Pride europeo, che
si terrà tra due anni proprio a Roma. “Se queste sono le premesse
– ammonisce Praitano – sarà impossibile arrivare sereni
all’Europride. Non vogliamo che si possa ripetere nulla di questo
genere”.
Soddisfatta l’Arcigay, per la quale è stato “finalmente individuato per il Gay Pride un percorso rispettoso che consenta alla manifestazione di avere la visibilità che merita. Nei giorni scorsi – spiega il presidente della sezione romana, Fabrizio Marrazzo – avevamo organizzato una manifestazione alla Gay Street e indirizzato una petizione al prefetto di Roma firmata da migliaia di persone e c’è stata la risposta che attendevamo anche grazie al sapiente lavoro di squadra che le associazioni gay hanno fatto. Il percorso dà dignità al Gay Pride e ci auguriamo che il prossimo anno non ci siano queste polemiche”. Già confermati una dozzina di carri, il corteo sfilerà da piazza Repubblica, attraverso
via Cavour, via dei Fori imperiali, piazza Venezia, per concludersi in piazza Navona. Sfilerà anche il trenino delle ‘famiglie arcobaleno’, associazione di genitori omosessuali, e non mancheranno limousine, cadillac, qualche grossa jeep e il gruppo motociclistico. I costumi per la sfilata arriveranno dal Brasile, mentre l’inno ufficiale, ‘Over the Rainbow’, sarà cantato da Vladimir Luxuria. Il brano, reso famoso dall’interpretazione di Judy Garland, scritto da H. Arlen e E. Y. Harburg e tratto dalla colonna sonora del film ‘Il Mago di Oz’, è una delle canzoni più amate dagli omosessuali di tutto il mondo, spiegano gli organizzatori, “e viene riproposta in un’inedita e moderna versione, prima incisione prodotta dalla neonata etichetta Muccassassina Records”.
E’ stata la stessa Luxuria, arrivando via nave a bordo di un
tradizionale gozzo genovese, a inaugurare questo pomeriggio nel
capoluogo ligure il Gay Pride nazionale 2009. “Sono felice di
essere arrivata dal mare perché credo che le città di mare come
Genova possano insegnare che la grandezza nasce dal confronto con
la diversità, con le diverse culture e con le contaminazioni”, ha
detto prima del giro inaugurale per il centro cittadino, a bordo
di una carrozza dell’Ottocento, noleggiata dagli organizzatori
della manifestazione. Il Pride di Roma segue infatti la
manifestazione dell’orgoglio glbt (gay, lesbiche, bisessuali e
transessuali) di Torino del 16 maggio e precede quella di Genova
del 27 giugno. Tre le iniziative culturali organizzate da Arcigay
Roma collegate al corteo. Una mostra dedicata a Massimo Consoli,
padre del movimento gay italiano e leader storico della comunità
romana, scomparso il 4 novembre 2007, la rassegna ‘What sex is an
angel, un’esposizione di trenta manifesti e di una campagna
stampa realizzata dagli studenti, e la presentazione del libro
‘Zamel’ di Franco Buffoni, che affronta il tema del rapporto tra
omosessualità e Islam.
Sempre la stessa, sottolinea Praitano, è la piattaforma di
rivendicazioni avanzata dalla manifestazione. “il tempo
passa – spiega – ma in Italia non cambia nulla”. Tre i punti
fondamentali: il riconoscimento delle coppie omosessuali, una
legge contro le discriminazioni sul lavoro e una maggiore
attenzione alla effettiva garanzia del diritto alla salute per i
sieropositivi, spesso in difficoltà anche negli ospedali. Tutte
richieste a cui difficilmente il Governo presterà ascolto, se lo
stesso ministero delle Pari opportunità ha recentemente eliminato
dal sito internet ogni riferimento alla comunità omosessuale e
cancellato la Commissione per i diritti e le pari opportunità per
lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, che era stata
introdotta dal precedente esecutivo.
Dpn
MAZ
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