«No al ricatto del “prendere o lasciare”. Sulle riforme vogliamo discutere in parlamento»., senatrice bustocca del Pd, “sfida” sulle riforme istituzionali.
C’è anche lei nel gruppo di 22 senatori del Pd, guidato da e con presenze significative come quelle di , , e , che l’altro ieri è uscito allo scoperto depositando un disegno di legge costituzionale per la riforma del Senato, alternativo a quello del governo.
Nella proposta dei 22 ci sono alcune novità sostanziali rispetto al testo uscito in Consiglio dei ministri: pur rimanendo intatto il superamento del bicameralismo perfetto, nel Senato di Chiti, D’Adda & C. sono previsti 106 senatori eletti direttamente dal popolo, con una rappresentanza proporzionale alla popolazione delle varie Regioni e stipendio non più alto di quello del sindaco di Roma.
«Abbiamo ritenuto giusto uscire dal brusìo sottobanco e discutere di riforme a viso aperto, in modo chiaro e trasparente – spiega Erica D’Adda – su riforme che toccano la Costituzione e che sono destinate a cambiare l’assetto istituzionale per decenni non può valere la logica del “prendere o lasciare”».
«Anche perché la funzione che abbiamo noi parlamentari è quella di discutere, tanto più se siamo stati eletti in un partito che si chiama “democratico”».
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