Equipaggiati con gli ultimi ritrovati dell’abbigliamento da “runners”, magari dotati anche di cardiofrequenzimetro e cronometro per tenere sotto controllo le prestazioni, o semplici appassionati in tuta e scarpe da ginnastica: la folla dei partecipanti a “Vivicittà” 2014 è vivace e variegata di colori, suoni ed espressioni.
Più si avvicina l’ora della partenza, più si sta stretti nello spiazzo antistante la scuola Pellico, fin troppo piccolo per contenere l’entusiasmo dei 280 corridori in attesa del via. C’è chi fa lo stretching per riscaldare i muscoli pronti a scattare, ci sono genitori con lo sguardo vigile e pieni di raccomandazioni per i figli e ci sono soprattutto tanti bambini dall’aria incuriosita, intimidita ed un po’ sognante, pronti a cimentarsi con la loro prima, vera, piccola corsa.
«È la nostra prima volta a questa manifestazione e spero proprio di trascorrere una bella giornata» dice , papà-accompagnatore di una bimba dagli occhi cerulei che non vede l’ora di correre. «Spero che questa sia l’occasione di iniziare a fare attività all’aria aperta insieme a mia figlia, divertendoci ed allenandoci».
Non mancano nemmeno tanti professori, vero “motore” della gioventù presente al via. Tra questi c’è Alberto Cadonà, docente della Pellico, che è riuscito a coinvolgere ben 40 ragazzi della sua scuola: «Ritengo che sia un’opportunità socialmente eccezionale per i miei studenti. Correre e faticare insieme abbassa i loro freni inibitori, li aiuta a socializzare con gli altri, li “costringe” a lottare per conquistare l’obbiettivo del traguardo. È una mattinata di lezione itinerante, psicologicamente molto importante anche per i più piccoli».
Risalendo le fila dei partecipanti, a ridosso dello striscione pronto ad essere tagliato, si trovano i veri competitori, coloro che sono qui per vincere, che sentono davvero la sfida contro se stessi e contro gli altri corridori: «È il mio primo “Vivicittà” ma ho già partecipato ad altre maratone. Mi alleno quattro volte alla settimana e, pur non essendomi mai cimentato in questo specifico percorso, proverò a battere i miei tempi abituali su questa distanza». Più o meno è questa l’intenzione comune della truppa dei più atletici. La radio annuncia lo “start”, il torpedone si muove, il piazzale lentamente si svuota anche di coloro che se la prendono più comoda. All’arrivo né fatica, né sudore, così come vittoria o sconfitta, avranno cancellato i sorrisi della partenza.
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