Allarme: «Banda larga a metà È terzo mondo informatico»

Allarme: «Banda larga a metà È   terzo mondo informatico»

«Qui si rischia il terzo mondo informatico». , tesoriere dell’ordine degli ingegneri della provincia di Varese, ritiene che la banda che sta arrivando «non sia così larga come stanno cercando di farci credere».

«È una banda larga a metà, che non supporterà programmi, e con essi servizi e risorse, che sono già cosa quotidiana in altri Paesi – spiega l’ingegnere – Un esempio? A Shanghai, con un 3D avanzato, è possibile prendere le misure del proprio corpo e inviarle al sarto per avere un abito cucito su misura. Qui ho provato a informarmi per capire come aumentare il volume di dati su internet e mi hanno risposto che non è possibile, se non con costi assurdi».

Non solo. «In altri paesi, come in Svizzera, se chiami la compagnia nazionale chiedendo come collegare la fibra ottica alla tua casa, ti rispondono indicandoti il prezzo. Ma ci sono compagnie concorrenti che offrono il servizio a meno di un quarto di quel prezzo – continua Vassalli – Cose del genere stimolano il mercato e la tecnologia. Qui siamo paralizzati. Fa eccezione Eolo, che però a un certo punto deve collegarsi alla rete nazionale sottostando ai costi di accesso imposti dalla banda».

In tutto questo emerge il problema della protezione dei dati. «Le infrastrutture di Cloud hanno bisogno di una banda larghissima, che noi abbiamo solo in parte» afferma Vassalli. E poi c’è il problema della proprietà delle infrastrutture informatica.

«Queste devono rimanere di proprietà dello stato per motivi di sicurezza nazionale – dice Vassalli – Alcune città hanno appaltato le asfaltature complete delle strade e hanno messo i vincitori nella condizione di affittare, a prezzi stabiliti dall’ente pubblico, i cavi nel sottosuolo».

«Secondo me – conclude – è un modello di business che può risultare vincente per Varese. Dove si potrebbe progettare un intervento completo di posa dei cavidotti, senza affidarsi agli interessi delle compagnie che li piazzano dove ne hanno bisogno senza informare l’amministrazione del disegno complessivo».

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