L’erba artificiale del campetto dedicato alla memoria di Alfredo Speroni si appiccica alle scarpe dei bambini che, ogni giorno, si ritrovano al Franco Ossola solo per il puro e sano piacere di tirare calci al pallone.
L’erba finta non ha odori e ha dappertutto lo stesso colore ma l’entusiasmo di questi bambini la rende viva, facendola profumare di fresco e pulito. I riflessi del sole fanno sembrare vero il prato dove giocare insieme e crescere verso la vita.
Tutto è vita sui volti teneri dei marmocchi biancorossi che hanno nel cuore la volontà di far rivivere uno di loro: Martino Colombo, rapito dalla morte in una gelida notte di novembre, insieme a papà Fabrizio e al fratello Luca.
Da quel giorno nero di dolore sono passati cinque mesi e a ricordarselo è Stefano Sottili. L’allenatore, rientrato a metà marzo con un fuoco nuovo nel petto, chiama il Varese a cui chiede di onorare la memoria di Martino.
Sono le 15 di giovedì e alle facce dei soliti pensionati che vivono a Masnago come in una seconda casa, trovandosi forse più a loro agio che nel loro focolare, si mischiano quelle dolci di tante mamme amorose, arrivate allo stadio per abbracciare mamma Licia. Lei ha perso tutti i suoi cari, in un colpo solo, tirato all’improvviso da un destino crudele, ma ha trovato l’affetto e il conforto di una nuova famiglia. Quella biancorossa in cui Sottili è un papà giovane e sicuro di due figli: una di 15 anni, tutta casa e scuola, e uno di 10 che sogna di fare il calciatore e indossa la maglia del Figline.
Ma tutti i bimbi biancorossi sembrano figli suoi, perché hanno i suoi stessi occhi limpidi e generosi.
Accanto a papà Sottili c’è Marco Caccianiga, lo zio che ognuno vorrebbe avere: è un vulcano di entusiasmo e sa trascinare con il suo indomabile carisma. È lui il grande artefice dei Piccoli Amici del Varese.
È lui che ha fatto appendere, ormai qualche anno fa, questo cartello – il più necessario che ci sia – proprio dove tutti i giorni si allenano i piccoli biancorossi: «Questo è il campo di gioco dei bambini della Scuola calcio del Varese 1910. Noi qui ci divertiamo, impariamo a rispettare le regole, i compagni e i mister: non giochiamo mai “contro” ma “con” i bambini delle altre squadre. Non rovinateci il piacere di calciare un pallone, evitate i commenti e gli atteggiamenti esagerati. Non è colpa nostra se qualche genitore è dispiaciuto per non essere diventato calciatore: urlare non serve a nulla, lasciateci sognare. Divertirci è un nostro diritto, sostenerci sempre è un vostro dovere e una gioia per noi».
Con questo spirito giocano i calciatori veri del Varese insieme ai bimbi di sei anni che esclamano stupiti: «Ma quello è Pavoletti». E l’attaccante livornese ritorna, a sua volta ai tempi dell’infanzia, scatenandosi nella partitella con la stessa vivacità dei bambini biancorossi.
Per mezz’ora c’è una sola squadra perché i professionisti di Sottili se la spassano con i Piccoli Amici di Caccianiga in un pomeriggio magico in cui si vede anche la moglie di Nicola Laurenza, Alessandra. Il marito è altrove per motivi di lavoro ma la sua testa è a Varese, come si capisce da due video postati su un social network. Il presidente si tiene in forma correndo per le vie di Madrid e lancia messaggi ricchi di passione ai tifosi. «Sabato – singhiozza correndo – finale Varese-Bari, gara cinque, zero scuse: io sto allenando i polmoni e tu? Sei pronto?». E quindi chiama a raccolta la città: «Cuori biancorossi, diffondete la parola: per gara cinque voglio l’Ossola pieno».
La partita col Bari è già iniziata e saranno proprio gli ex compagni di Martino ad accompagnare le squadre in campo, sull’erba verde del Franco Ossola.
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