Pallavolo, passerella Yamamay Sorrisi e un sogno tricolore

di Samuele Giardina

CASCINA COSTA Propositi, sensazioni, emozioni. Voglie, speranze, certezze. Forse, o chi lo sa. Tra scudetto, che si dice ma non si dice, fare meglio dell’anno scorso, puntare all’oro e al diamante. Sotto i riflettori Michele Forte, il presidente; Massimo Aldera, il direttore generale; Carlo Parisi, l’allenatore all’ottavo anno di regno; e Francesco Pinto, in due parole mister Yamamay.

Visi rilassati, sorridenti ma decisi, quasi taglienti se serve: ottimi per sperimentare il mistero, compagni di via se c’è da rendere vero il verosimile. O quello che fino a ieri nessuno osava pensare, lo scudetto. Ops, l’abbiamo riscritto. E poi una maglia rossa, con la capitana sognata e agognata: è Helena Havelkova, il simbolo del progetto sportivo. Carlo Parisi: «Scelta condivisa, aspettavamo arrivasse per comunicarla». Momenti di carica, classici d’ogni brindisi, ma anche di veleno. Arsenico e champagne, il gusto amaro della non considerazione da parte degli organismi internazionali: un campionato livellato, complicatissimo e compresso per la solita, folle e non più tollerabile, invadenza delle competizioni per nazionali.

Ogni risvolto, ogni pizzo, orlato dalla conduzione di Roberto Prini e condito dalla maestosità del museo Agusta, Fondazione rappresentata dal presidente Gianluigi Marasi. Elicotteri per volare e obiettivi per sognare. Difficile condensare in poche righe l’essenza d’un mondo pronto al salto definitivo. Perché ci siamo. Forse.

Francesco Pinto: «Non dirò più “questa è la Yamamay più bella di sempre”, ma sono convinto che si distinguerà dalle precedenti. Nessuna promessa, ma ragazze protagoniste: in onore di Paolo Orrigoni, delle farfalle tigre pronte al balzo». Massimo Aldera: «Non neghiamo nessun traguardo». Carlo Parisi: «Tre competizioni, tre percorsi da onorare. Non riesco a ragionare su una preferenza, non posso dire a cosa siamo più adatti. Partiamo per essere pronti, il confronto con le altre dirà la verità».

Michele Forte: «Sono molto contrariato dal non dialogo con le altre federazioni. Esempio: ho provato a chiedere informazioni sulle nostre atlete via con le nazionali, senza ricevere risposta. Si può? Il mondo dello sport vive della base e delle società che, con i loro contributi, consentono a tutti di vivere. Paghiamo contratti di dieci mesi e, come quest’anno, abbiamo le atlete per sei. Siamo messi in secondo piano». Francesco Pinto: «In altri sport, quello che accade nella pallavolo non sarebbe accettato. L’immaturità del movimento si vede da questo, noi rispondiamo degli oneri, anche di formazione, delle giocatrici, ma il campionato viene considerato parente povero. Per cosa poi? Sono davvero così importanti i tornei che le nazionali fanno durante tutto l’anno?».

Massimo Aldera: «La sensazione è che abbiamo fatto un altro passo avanti, ottimizzando le risorse. Lo scenario è cambiato, tante realtà che firmavano investimenti pesanti non possono più farlo: noi, rimasti uguali, non partiamo più a handicap. Il gap è ridotto». Scudetto? «Volete che svenga?». Carlo Parisi, scudetto? «Non è scaramanzia di non voler dire quella parola, è realismo di saper aspettare». Massimo Aldera: «Come ho sempre detto, il progetto deve prima o poi andare a compimento. Deve arrivare a poter vincere. Ma, anche considerando questo, non posso affermare che siamo nell’obbligo di doverci porre un traguardo. La Yamamay è competitiva e non rinuncia a nessun impegno». Carlo Parisi: «Tanto onore nel tornare in Europa, in una Coppa Cev diversissima da quella vinta a Baku. Molto più difficile».

Il sunto di una festa. Rimettendo la tuta, domani alle 20.30 Yama-Foppa per il Trofeo Bruna Forte e, domenica alle 18, campionato a Conegliano. Siamo pronti, vogliamo arrivare in fondo.

s.affolti

© riproduzione riservata