VARESE Estorsione, tentata estorsione e falso. Sono questi i reati per i quali Umberto Di Gennaro, classe 1960, è stato condannato a quattro anni di reclusione.
La sentenza è stata emessa ieri mattina dal giudice monocratico Ottavio D’Agostino, che ha sostanzialmente accolto le richieste formulate dal viceprocuratore onorario Monica Crespi.
Di Gennaro è stato riconosciuto colpevole di un odioso episodio a carico di due extracomunitari, entrambi nordafricani, che lavoravano presso la sua cooperativa senza un regolare contratto. Gli stranieri erano in Italia senza lo straccio di un permesso di soggiorno. Secondo la pubblica accusa, l’imprenditore (che ha interessi soprattutto a Varese, ma li ha anche a Cocquio Trevisago) avrebbe costretto i
due magrebini a pagare una vera e propria tangente per vedere regolarizzata la loro posizione. In caso contrario, li avrebbe lasciati a casa, con il forte rischio, quindi, di vedere concludere il loro sogno italiano con un’espulsione e con il rimpatrio come clandestini. Uno degli extracomunitari sarebbe stato obbligato a consegnargli 800 euro; l’altro, invece, sarebbe stato salvato dall’inizio delle indagini.
I fatti che vengono contestati a Di Gennaro risalgono agli anni che vanno dal 2003 al 2005, e quindi sono precedenti all’indulto.
Di Gennaro è difeso dalle avvocatesse varesine Laura Martello e Nicoletta Matricardi. A loro avviso, il loro assistito è vittima di un clamoroso errore giudiziario. «Anche perché – osserva l’avvocato Matricardi – non esistono prove che Di Gennaro abbia compiuto, o abbia tentato di compiere, un’estorsione. Al di là delle dichiarazioni delle persone offese (cioè dei due nordafricani che sarebbero stati taglieggiati, ndr) non c’è alcun elemento che porti alla colpevolezza del mio cliente. Dalle indagini non è emerso niente, in questo senso». La Cassazione, però (e lo ammette lo stesso avvocato), in casi simili tende ad avvalorare la versione data dalla persona offesa.
Contro Di Gennaro ha testimoniato anche la persona incaricata dall’agenzia per la regolarizzazione. Ma anche questa, rimarca l’avvocato Matricardi, avrebbe riferito fatti e circostanze ricostruiti attraverso le dichiarazioni dei due nordafricani.
e.marletta
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