Il Varese contro paperoni e potenti I soldi nella vita non sono tutto

VARESE – Quinti. Solitari. In progress. Dietro a squadre ricche di blasone e denari. Davanti a squadre sfarzose di gloria e burbanza. Sorprendiamo e disturbiamo. Il Padova non avrebbe mai creduto di poterci rimettere i playoff a causa nostra, idem la Sampdoria. Tantomeno il Brescia, che ci aspetta a Mompiano. Perfino la Reggina immaginava ogni eventuale inciampo, tranne quello biancorosso prealpino. Dal terzo posto in giù, qualunque aspirante alla promozione dovrà misurarsi con i diritti del Varese: è un bell’orgoglio.

Ricordiamo la partenza, l’estate scorsa: via il direttore generale-totem, via l’allenatore-miracolo, via il guru della Primavera, via un sacco di giocatori (l’intera difesa, mica uno scherzo). Seguirono delusione e paure, assieme a un solo proponimento: salvarci. Dubbi sul futuro societario, sul nuovo tecnico, su alcuni acquisti. Poi l’avvio incerto, il cambio di panchina, il proposito che trova conferma: prima di tutto non retrocedere, visto che siamo quint’ultimi.

S’inizia la risalita, anzi la rincorsa, verso il mezzo della classifica, quindi il balzo in alto. Un gioco organizzato e razionale, la condizione fisica che brilla, gl’innesti di qualità a gennaio. L’attacco promette bagliori, e bagliori saranno e sono, pur tra saltuarie oscurità distrattive nella retroguardia. Sicché il

sogno si fa largo, sgomita per diventare realtà. Lieve, irresponsabile, allegro. La nostra forza è questa: non avere nulla da perdere. È una forza vincente, ci sta perfino dando ciò che non avevamo: il cinismo, la dote costitutiva d’una grande squadra. Il cinismo personificato da Giuseppe De Luca.

Ci voleva personalità, dopo lo sfondone col Grosseto, per non mancare i colpi con Cittadella e Nocerina. Ci vorrà (ci sarà) a Brescia. Questo è un Varese che si sa imporre e che si sa opporre: ha imparato a modellarsi sugli avversari, quando serve. E talvolta serve. Maran, virtuosista del realismo, lo sa meglio di chiunque altro. A Brescia, dove lo dismisero troppo in fretta, tremano all’idea.

Max Lodi

a.confalonieri

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