L’Unione dei musulmani varesini continua a pensare al nuovo centro islamico, anche se mancano ancora le autorizzazioni per costruirlo.
E tra i progetti futuri spunta un ristorante etnico e un bazar per diffondere l’islam style e raccogliere i fondi necessari al sostentamento del centro stesso. Ieri, alle 18, la moschea di via Giusti ha aperto le porte a una piccola delegazioni di consiglieri comunali – e del Pd, e di Sel – ai sindacati, Cgil e Cisl, e alle Acli.
Obiettivo: mostrare le attività che svolge la comunità islamica (che a Varese conta circa cinquemila fedeli) e annunciare i progetti futuri. Non solo lezioni di arabo e preghiere, ma anche novità per avvicinare l’Islam alle persone e raccogliere fondi.
Colpisce, nello specifico, la volontà di aprire un piccolo negozio etnico fornito di tutti i beni non reperibili nei negozi normali, come libri scritti in arabo, profumi e vestiti tradizionali.
Ma la vera sorpresa è il ristorante etnico che, vendendo i piatti arabi ai varesini, potrebbe sostenere parte dei costi del centro stesso. Sicuramente dopo il successo del kebab, anche il cous-cous e la carne con le spezie potrebbe conquistare il palato dei varesini, convincendoli della “bontà” dell’Islam. Più comuni altre proposte, come i corsi per accompagnare gli italiani alla conoscenza della religione islamica. Lezioni di arabo per nativi e non. Traduzione di libri. Momenti di conferenza.
E ancora: laboratori tenuti da un legale per conoscere la legge del nostro Paese e favorire così l’integrazione. Corsi per compilare la constatazione civile in caso di incidente stradale. Accompagnamento psicologico per le donne appena arrivate a Varese.
«Scopo dell’incontro è stato quello di farci conoscere più da vicino – spiega , portavoce della comunità – E far toccare con mano come il centro di via Giusti, con i suoi 380 metri quadrati, sia insufficiente per chi lo frequenta. Persone che per sei mesi all’anno sono costrette a pregare all’aperto. La scuola ha iniziato con 35 bimbi, che poi sono diventati cento . Per il prossimo anno le richieste di iscrizioni sono 135. Serve quindi uno spazio più grande».
Il posto dove i musulmani vorrebbero veder sorgere questa struttura è il calzaturificio Carabelli di via Pisacane. Un’area grande 4.500 metri quadrati, dotata di un parcheggio ampio, che però sul Pgt non figura come luogo di culto.
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