Roma, 13 giu. (Apcom) – Non è dei migliori il clima per il Gay Pride a Roma. La manifestazione, prevista per oggi, partirà intorno alle 15.30 da piazza Repubblica; il corteo sfilerà lungo via Cavour, raggiungerà via dei Fori imperiali e si concluderà in piazza Navona. L’ok al percorso è arrivato lunedì sera, al termine dell’ennesimo incontro in questura, dopo un braccio di ferro durato oltre due mesi, che ha richiesto 12 incontri, “come la via crucis”. E se la Regione Lazio e la Provincia di Roma hanno concesso il patrocinio fin da subito, il Campidoglio non ne
ha voluto sapere. Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, capofila del comitato organizzatore, ha annunciato un ricorso al Tar. Vuole ottenere il riconoscimento, da parte dei giudici, che i tre stop della questura ai percorsi ipotizzati erano “pretestuosi”. Un puntiglio, spiega la presidente Rossana Praitano, ma anche una forma di tutela, perché tra due anni Roma ospiterà il Pride europeo e gli organizzatori non vogliono arrivare a quattro giorni dalla manifestazione, come è successo quest’anno, a non sapere ancora se il corteo sarà autorizzato e dove convocare il concentramento. Con tutti gli evidenti problemi logistici e organizzativi.
Il movimento omosessuale arriva all’appuntamento del Pride con una nuova aggressione da denunciare, ai danni di una coppia gay. Sabato sera a Campo dei Fiori un giovane statunitense si era allontanato dal compagno per ordinare una birra, quando è stato avvicinato da un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 20 anni, che lo hanno aggredito. Finito a terra sotto le botte, ha sbattuto la testa ed è stato portato via con l’ambulanza. “Fa impressione – è stato il commento di Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay – che puntualmente nell’avvicinarsi di importanti iniziative lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ndr) a Roma si debbano registrare violenze di questo tipo e, che al di là delle solite e scontate vicinanze e solidarietà di facciata, nulla accada di concreto affinché anche i cittadini lgbt possano passeggiare incolumi per le strade della capitale”.
A indispettire la comunità gay è stata anche la recente scelta del ministero delle Pari opportunità di far sparire dal proprio sito internet ogni riferimento all’omosessualità tra le categorie da tutelare. E di cancellare la Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, che era stata introdotta dal precedente esecutivo. Organismo, puntualizzano dal dicastero, che
era decaduto con la fine della legislatura e che loro si sono limitati a non ripristinare. Scelte che non lasciano intravedere spiragli per gli obiettivi contenuti nella piattaforma della manifestazione: riconoscimento delle coppie omosessuali, una legge contro le discriminazioni sul lavoro e una maggiore attenzione alla effettiva garanzia del diritto alla salute per i sieropositivi, spesso in difficoltà anche negli ospedali.
Intanto l’Eurispes ha pubblicato un rapporto sulla
condizione dell’omosessualità, da cui emerge un quadro non molto
positivo: gli italiani sono tolleranti, ma non troppo. Secondo il dossier un italiano su due (il 52,5%) considera l’omosessualità una forma di amore come l’eterosessualità. Ma uno su tre (33,3%) non la tollera se ostentata, mentre quasi uno su dieci (9,3%) la considera addirittura immorale. Un quadro che si conferma anche sul tema del riconoscimento delle unioni omosessuali: la maggior parte degli italiani (58,9%) considera ormai necessaria una forma di riconoscimento giuridico, anche se solo il 40,4% pensa al matrimonio. Contrario a qualsiasi tipo di riconoscimento rimane, però, più di un italiano su tre, il 35,9%.
Dpn
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