"Case comunali da vendere per fare cassa"Rifondazione: "Assurdo e impossibile"

Palazzo Estense mette in vendita le sue case. La decisione, lanciata dall’assessore al bilancio Ciro Grassia, di disfarsi di 320 alloggi di proprietà comunale divide il consiglio. La proposta, presentata dall’assessore azzurro, va nella direzione di ridurre i costi che il Comune deve sopportare, in vista dell’equilibrio di bilancio. A dar ragione all’assessore è il consigliere lumbard Emanuele Monti, direttamente interessato alla questione dal momento che

riveste il ruolo di presidente della commissione servizi sociali. Lamentava infatti il problema che le case comunali finissero per ospitare gli sfrattati dall’Aler, e che il Comune non rientrasse quindi dai costi di gestione. «Appena l’Aler sfratta gli inquilini morosi, questi vengono subito affidati ai servizi sociali, e di conseguenza ricevono uno degli alloggi comunali – prosegue Monti – ma, naturalmente, non pagano come succedeva prima».

Ma l’altolà arriva da sinistra. Dove il capogruppo di Rifondazione Angelo Zappoli, fa un salto sulla sedia. «È un’assurdità – commenta amaro – e non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Innanzitutto, 60 di questi 320 alloggi non possono essere messi sul mercato, perché sono destinati a sfrattati e sono inalienabili. Secondariamente, secondo la legge regionale, che regola l’Aler ma che deve osservare anche il Comune, l’ente può mettere in vendita al massimo il 20% del totale delle proprie case di proprietà. In poche parole, l’idea di alienare gli alloggi dell’Erp muore sul nascere».

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