VARESE L’epidemia di morbillo arriva anche a Varese e a farne le spese ormai sono anche gli adulti, o meglio i «giovani adulti», ragazzi di vent’anni o poco più che da bambini non erano stati vaccinati e ora, quando si ammalano, rischiano complicazioni tanto gravi da rendere necessario il ricovero in ospedale se non addirittura nel reparto di rianimazione.É capitato anche questo nelle ultime settimane all’ospedale di Circolo, dove il reparto di malattie infettive diretto dal primario Paolo Grossi ha dovuto registrare ben quattro ricoveri per complicazioni da morbillo e in uno di questi casi si è reso persino necessario il trasferimento per qualche giorno nelle sale di terapia intensiva. «Nei bambini è più difficile che il morbillo provochi gravi complicazioni, ma quando la malattia colpisce gli adulti i sintomi di solito sono più aggressivi, sia in termini di febbre alta che di complicazioni polmonari», afferma il primario per giustificare addirittura il ricorso alla rianimazione per uno di questi pazienti. Inoltre, contestualmente alla malattia, tutti e quattro i pazienti ricoverati al Circolo per il morbillo in questi giorni, hanno anche sviluppato una forma di epatite «da cui fortunatamente sono anche guariti tutti senza riportare particolari conseguenze», aggiunge Grossi.Per capire quanto siano straordinari quattro casi di adulti con il morbillo in un unico ospedale, basti pensare che negli ultimi dieci anni i casi di morbillo registrati dal reparto infettivi di Varese sono stati
a mala pena due: la metà in un arco di tempo decine di volte superiore. L’allarme per possibili epidemie di morbillo era già partito nel primo trimestre di quest’anno, quando l’Asl di Varese aveva registrato 28 casi, vale a dire il 64% in più rispetto al totale dello scorso anno. Il morbillo è una delle malattie infettive più pericolose, le cui complicazioni possono portare anche alla morte, com’è capitato qualche anno fa durante una piccola epidemia a Napoli, tanto che azzerare le morti da morbillo è tra gli obiettivi dell’Organizzazione mondiale di Sanità. Per questo il vaccino è offerto gratuitamente dall’Asl a tutti i bambini che compiono l’anno di vita, ma già dagli anni ’80 alcuni genitori hanno rifiutato la vaccinazione per i figli. «Si è diffusa una leggenda metropolitana assurda sul fatto che il vaccino potesse addirittura scatenare l’autismo – spiega il primario del reparto infettivi – La verità invece è che i vaccini sono stati fondamentali per debellare veri e propri flagelli per la popolazione, demonizzarli non è saggi, e non vaccinare è una pessima scelta». Per contenere i contagi ed evitare che i focolai di morbillo possano scatenare epidemie, ogni medico è tenuto a denunciare ogni caso all’Asl, che fa partire tutte le indagini del caso su familiari, compagni di scuola o, come in questi casi, colleghi di lavoro, per proporre la vaccinazione a chi non risulti coperto.Lidia Romeo
s.bartolini
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