Doveva essere la giornata per fare chiarezza e per rispondere ai volantini apparsi giovedì pomeriggio allo stadio. «Noi che paghiamo l’abbonamento vogliamo chiarezza», avevano tuonato appunto gli irriducibili affezionati del Franco Ossola. Ma dopo la conferenza stampa del Palace c’è un interrogativo che pesa come un macigno sul futuro del Varese: a chi andrà la maggioranza di quote del club?
Per , appena scelto dacome vicepresidente esecutivo del Genoa, la situazione è comunque chiara: «Nicola Laurenza, che prende il mio posto di presidente, entra nel Varese con il dieci per cento. Stessa quota hanno i napoletani e mentre ho regalato il 31 per cento a e, se i regolamenti lo permetteranno, le mie holding controlleranno la quota di minoranza».
È davvero fattibile che Rosati si trattenga il 49 per cento della società, pur essendo dirigente (senza quote) del Genoa? L’interessato risponde dicendo di essere «in attesa di una risposta da parte della Federazione». Ma che cosa accadrebbe nel caso – probabile – di parere negativo? A chi glielo chiede Rosati risponde seccamente: «Potreste comprarle voi». Sembra comunque che le quote citate da Rosati non
siano ancora state definite con precisione perché l’ex patron potrebbe tenere il 45 per cento, cedendo a Montemurro il 35 per cento. Cambia comunque poco e, al di là dei numeri, è evidente che Rosati non vuole abbandonare il Varese, continuando anzi a controllarlo con il suo 45 per cento (o al massimo 49) e con il 35 (o al minimo 31) di Montemurro.
Questa decisione potrebbe comunque non piacere a Fabozzi e Vitiello che faranno conoscere il loro parere solo domani a Rosati, in arrivo da loro a Napoli. E potrebbero addirittura formulare una nuova offerta per rilevare la maggioranza del Varese all’ex patron che, a gennaio, aveva detto di no ai 4 milioni e mezzo proposti dai due per prendersi il club.
Rosati ha ribadito che le porte del Varese sono aperte per chi è serio e credibile: «Ci bastano – ha detto – pochi ma buoni, disposti cioè a sposare la nostra filosofia».
Il presidente ha passato il testimone a che è diventato presidente conquistando subito un applauso convinto.
Lui, già sponsor principale da quando la squadra è tornata in serie B, nel 2010, è «tifoso del Varese e innamorato della città». La sua è stata «una scelta di cuore ma anche di testa» e ha usato un paragone che ha fatto presa sulla platea: «I sogni non devono mai essere fini a se stessi perché non portano a nulla ma vanno costruiti con abbondanza di progettazioni. Il Varese è una casa che ha bisogno di quattro pilastri per stare in piedi». Il primo è la società: «È fatta dai dipendenti e da chi lavora dietro la scrivania: finora hanno dimostrato amore al cento per cento ma chiederò a tutti un ulteriore dieci per cento». Il secondo pilastro è la squadra: «Abbiamo bisogno di giocatori che amino la maglia e che la mettano davanti a tutti. Io arrivo dal canottaggio, e so che lo sport va fatto con la testa bassa e con sacrificio. I nostri calciatori dovranno avere molta fame, ricordandosi della passione con cui avevano dato i primi calci al pallone». Non secondarie sono le altre componenti, come sottolinea Laurenza: «La tifoseria deve essere ancora più presente: spero che tiri giù lo stadio con il suo entusiasmo mentre il quarto pilastro sono i mass media e le istituzioni con cui spero di interagire con lealtà e correttezza». Per stare in piedi la casa ha bisogno delle fondamento e per essere completa ci vuole il tetto: «Il territorio – dice Laurenza – deve essere la roccia per permetterci di stare in piedi: abbiamo bisogno di sponsor perché fra di noi non c’è nessun magnate. E il tetto è la fortuna: ma quando la struttura è solida, questa non manca».
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