Il pubblico biancorosso lo ha adorato per quella sua capacità unica di incidere entrando a partita in corso, spesso stravolgendone le sorti. Entrava e pungeva, lasciando il segno. Mica per niente lui è la Zanzara: Pietro Tripoli da Palermo, biancorosso dal 2007 al 2013, è stato un pezzo del Varese risorto dal fallimento fino ad arrivare a un passo dalla serie A. Oggi la Zanzara vola con la maglia bianconera dell’Ascoli, ma nelle Marche (dove ha disputato una grande stagione, a dispetto dei problemi societari) è in prestito: il suo cartellino è del Parma, che insieme a lui deciderà il da farsi per la prossima stagione.
Un amore ricambiato, quello di Varese per Tripoli: «A Varese ho lasciato tutto – dice Tripoli – a partire da una squadra che mi ha fatto diventare calciatore. La ragazza che mi ha fatto diventare padre l’ho incontrata a Varese. A Varese è nato nostro figlio. Insomma, lì c’è tutta la mia vita. E quando posso ci torno, perché ho ancora tanti amici».
Il pensiero torna a quella piccola grande squadra capace di fare miracoli: «Se c’era un segreto era proprio il gruppo, l’affiatamento, la fame, la voglia di scendere in campo per sbranare l’erba – ricorda Tripoli – C’era tanta voglia di fare da parte di ragazzi che non avevano mai giocato in B e volevano dimostrare di poterci stare. In serie B, molto spesso, la differenza la fa proprio quel qualcosa in più che si chiama fame».
Ripensando a Masnago, sono tante le persone a cui Pietro è rimasto legato: «I compagni di squadra Neto, Corti, Zecchin, Momentè, Bressan, ma anche molte persone che stanno dietro le quinte, altrettanto fondamentali, come Silvio Papini, il dottor Clerici, i magazzinieri, i tifosi che venivano a vederci ogni giorno agli allenamenti».
Una squadra di uomini veri, guidata dal condottiero Beppe Sannino, ora mister del Watford: «Ci siamo sentiti meno di un mese fa – racconta Tripoli – Alla sua risposta in inglese gli ho detto “Mister, non puoi parlare in inglese con l’unico siciliano che ti chiama”. “Sei Tripoli? Ma vaffanculo!” ha urlato lui, prima di farmi i complimenti. Noi abbiamo quel tipo di rapporto lì. Lo stesso vale con Corti, con Zecchin, persone con cui abbiamo fatto qualcosa di eccezionale».
I ricordi indimenticabili non si contano più: «Mi viene in mente con piacere un gol che segnai a Novara in C1, dopo una grande triangolazione Buzzegoli-Ebagua – ricorda Tripoli – Visto che siamo vicini allo scontro diretto con il Novara, spero che questo ricordo sia di buon auspicio per la salvezza».
Già, perché il pensiero non può non andare alle sofferenze di oggi: «Da tifoso del Varese soffro nel vedere la squadra in quella posizione di classifica. Purtroppo quando entri in un vortice di ansia e paura possono arrivare sconfitte come quella col Cittadella. Credo che questa squadra abbia comunque le qualità per salvarsi, ma occhio, bisogna evitare i playout, perché altrimenti si rischia grosso. Devono uscire da quel vortice di paura in cui credo siano finiti e possono farlo. Sono sicuro che i ragazzi che conosco, come Neto, Corti e Zecchin, possano contribuire a riportare un clima positivo e la voglia di far bene, come succedeva quando eravamo compagni di squadra».
Intanto la Zanzara palermitana ha avuto modo di far apprezzare anche ad Ascoli le sue qualità tecniche (11 gol) e umane: «A gennaio ho avuto la possibilità di andare via ma ho voluto rimanere. I tifosi hanno apprezzato anche questo, oltre al mio modo di giocare».
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