Oltreconfine tira già un’aria di crisi

Abbiamo fatto un giro tra i benzinai ticinesi: «Il pieno? Gli italiani sono già meno, il cambio ci pesa». C’è chi tenta di tenerlo a 1.20, gli altri sono costretti ad adeguarsi. «Avanti così ci tocca licenziare»

Salta il cambio fisso euro-franco svizzero e gli umori generali sono abbastanza discordanti. C’è chi esulta, e parliamo dei frontalieri ad esempio, perché vede il suo stipendio aumentare di una quota che si avvicina al 20% per la svalutazione della nostra moneta.
E c’è chi invece manifesta seria preoccupazione per la sua attività commerciale fino a ieri frequentata da molti italiani.
Fare un giro appena oltre confine, entrando dal Gaggiolo, serve a comprendere meglio gli stati d’animo che si contrappongono o che, a volte, si rincorrono quasi a voler dimostrare che alla fine il sistema economico ritroverà il suo naturale equilibrio dopo un periodo fisiologicamente “artificiale”.

Entrando in un bar appena oltre il confine del Gaggiolo, troviamo Giuseppe, residente nel Canton Ticino, che legge i quotidiani locali e commenta con gli altri avventori della vittoria, lui la chiama così, del franco sull’euro.
«Sono contento che si sia abbandonato il sistema del cambio fisso perché, e lo dico con un pizzico di orgoglio, possiamo tornare ai tempi in cui c’era la lira quando andavamo in Italia a fare la spesa spendendo una sciocchezza».
È sabato mattina, quindi i frequentatori dell’attività commerciale in questione sono quasi tutti residenti o italiani che vanno a fare rifornimento, di frontalieri nemmeno l’ombra. «Forse perché stanno pianificando a casa la nuova crociera- dice un altro signore che è appena entrato per pagare il rifornimento- Anche io esulterei se mi trovassi lo stipendio aumentato da un giorno all’altro».
Ma lei è residente o viene a fare rifornimento dall’Italia? «Sono residente in provincia di Varese e vengo a fare rifornimento oltreconfine quasi tutte le settimane ma ho già notato che la convenienza è svanita, probabilmente non verrò più».
Interviene a questo punto il titolare dell’attività commerciale annessa al distributore che per l’occasione si è trasformata in una piccola tribuna politica e spiega: «Sono convinto che noi gestori risentiremo eccome di questo cambiamento. Stamattina ancora riusciamo ad applicare un cambio a 0,95 per i pagamenti in euro ma nei prossimi giorni dubito possa essere mantenuto».

«Nei panni dell’imprenditore non le nascondo che se dovessi avere un calo del lavoro, sarei costretto a licenziare. Ma questo spero non accada, non vorrei lasciare a casa un mio dipendente, ticinese o italiano che sia».
Passando in rassegna la schiera dei distributori, l’occhio va subito sui cartelli che espongono il prezzo dei carburanti. Sostanzialmente quasi tutti applicano un cambio alla pari, tranne qualcuno che ancora riesce a offrire un prezzo leggermente inferiore.
In uno di questi distributori “scontati” trovo Francesco, studente varesino che è venuto a fare il pieno come tutte le settimane, che evidentemente non si era accorto degli ultimi cambiamenti «La scorsa settimana la benzina costava molto meno. Oggi non mi metto a fare il pieno, la sto pagando praticamente come in Italia. Chiaro che se dovesse rimanere così, non verrò più a fare rifornimento».
Il gestore di questa pompa, dopo aver sentito il commento dell’automobilista, mi dice: «Ha sentito il ragazzo che ha detto? Non verrà più a fare rifornimento. Lui sicuramente perde un vantaggio ma io rischio di perdere l’attività se il lavoro cala drasticamente».
«I frontalieri che oggi fanno salti di gioia per l’aumento dello stipendio, domani non sono tutti qui a fare rifornimento. Non lavoriamo solo con i frontalieri».
Anche a questo titolare chiedo se qualcuno dei suoi dipendenti possa rischiare il posto.«Non le rispondo da imprenditore-spiega il gestore- Spero di no».