Guerriglia di Roma, parlano i varesini “Cercavano a tutti costi il morto”

Guerriglia di Roma, parlano i varesini
“Cercavano a tutti costi il morto”

VARESE I giovani varesini che sono andati a Roma incontreranno i giornalisti mercoledì pomeriggio, per raccontare quello che è successo durante la manifestazione degli Indignados.

Erano in coda al corteo e non hanno assistito alle violenze, ma al termine della manifestazione si sono riuniti con i compagni e hanno messo insieme le diverse esperienze. Arrivando ad alcune conclusioni. «La prima cosa importante da dire è che le persone che hanno provocato gli scontri non erano all’interno del corteo. Queste persone hanno remato in direzione contraria rispetto agli obiettivi della manifestazione e non hanno fatto altro che mettere in cattiva luce un evento in cui noi credevamo molto» dice Valerio Todeschini, varesino di 24 anni, militante in Federazione della Sinistra. «Prendiamo le distanze dal comportamento della Digos che ha lanciato a 60 all’ora i furgoni in piazza San Giovanni, come non accadeva da anni – continua il giovane – La nostra valutazione è che la situazione è stata gestita male. Chi era lì ha chiamato i questori per chiedere di fermare la Digos e ha assicurato che la manifestazione sarebbe tornata presto alla normalità. Ma non è servito a nulla».

 

Riguardo all’identità del varesino fermato, invece, rimane il mistero. A quanto pare la notizia diffusa sabato in tarda serata dalla questura di Roma non è poi stata riconfermata nella giornata di domenica.

Sui fatti di sabato, intanto, c’è da registrare la testimonianza di un altro varesino che si trovava a Roma ed ha assistito, da esterno, agli sconti: «Mi trovavo in auto sull’Appia Nuova -dice Daniele Pizzi – a poche centinaia di metri dalla piazza di Porta San Giovanni, quando in lontananza ho visto un gruppo di facinorosi correre per fuggire alle cariche della polizia. Armato di macchina fotografica e telecamera ho deciso di lasciare l’auto in un parcheggio di fortuna e di addentrarmi tra le frange più agguerrite di manifestanti. Per tutto il pomeriggio sono rimasto in piazza San Giovanni e nelle vie limitrofe». Pizzi ha avvicinato uno dei black black, un ragazzo sui vent’anni, coperto in volto con passamontagna e casco nero che ha spiegato così la sua presenza a Roma: «Mi hanno detto che c’era bisogno di fare casino a Roma e così sono venuto qua, credo sia qualcosa di politico». Un pomeriggio tra lacrimogeni e sanpietrini lanciati dai contestatori fino a che non si è verificato un episodio di particolare gravità.

Proprio di fronte alla Basilica di San Giovanni e alla Scala Santa è stato inscenato uno degli atti più violenti della giornata: «Un furgone blindato in forza al Battaglione Carabinieri -spiega Pizzi, testimone oculare- è stato incendiato, con l’autista che è stato costretto a fuggire per evitare di finire in mano ai rivoltosi». Il bilancio della giornata è stato pesantissimo: il sindaco Alemanno ha parlato di danni per più di un milione di euro, con cartelli divelti, cassonetti incendiati, vetrine infrante e automobili rese inutillizzabili. «Quelli non scherzavano, cercavano a tutti i costi il morto. In quindici anni di servizio in polizia ne ho viste tante e non era la prima volta che mi sono trovato in mezzo a scontri di piazza, ma il clima di violenza che si respirava era spaventoso» ha raccontato a Pizzi un ispettore del reparto celere della Polizia di Stato impegnato in prima linea.

e.marletta

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