«Pavoletti, così ne fai 30 Il Varese trova il suo Milito»

Negli sport con una boccia serve fare punto. Il resto conta meno, o conta poco, o nulla. Grazie a Leonardo Pavoletti, quattro uscite e quattro marcature, il Varese sembrerebbe avere agganciato il boss.

Nel basket direbbero che ha la mano calda, nella pallavolo il braccio potente, nel calcio che fa gol.

Il viaggio che segue, varca il pavolettismo passando da case altrui: Pietro Anastasi, Maurizio Ganz, Mauro Milanese, Silvio Papini.

, in arte Pietruzzu: «Non saprei a chi paragonarlo. Sicuramente è molto bravo a sfruttare le poche occasioni che gli capitano, finalizza il gioco ed è quello che ci serve. Partito , ecco un grande sostituto: quattro uscite e quattro gol è una bella media. Con la Reggina due occasioni e una dentro, il 50% di realizzazione direi che è sufficiente: portato su tutto il campionato ne farebbe trenta!».

«È un attaccante top per la B, difficile dire cosa farebbe in A. Abbiamo visto tantissimi giocatori cambiare non reggere il salto, che è grosso. Di sicuro siamo contenti che a Sassuolo l’abbiamo venduto e noi preso. Al di là di A o B, essere titolare fisso, sapere di avere la fiducia lo può aiutare a consacrarsi definitivamente».

, in arte “el segna semper lu”: «El segna semper lu è saltato fuori per , salta fuori spesso in televisione, salta fuori ovunque. Sono solo contento di passargli il nomignolo, lo merita: con la Reggina ha giocato una partita straordinaria nell’impegno e nel mantenimento della tensione, oltre alla grandezza del gol. Ho visto i movimenti dell’attaccante, come protegge palla, come la dà come dialoga: in B fa la differenza e non capisco come il Sassuolo possa averlo dato via, meglio per noi».

«Ha un qualcosa di , nel movimento, nel girarsi per cercare la porta. Questo è pericoloso! Visto Varese-Pescara? Ma quanto sa fare male? È un attaccante moderno bravo in due fasi, l’offensiva e a centrocampo nella difensiva: ce ne fossero. L’ultima, di testa è più forte di Milito».

, in arte uno che ci capisce: «È una prima punta di movimento, non statico da spalle alla porta. Alterna il mettersi davanti all’avversario con gli scatti in profondità. Nonostante la stazza è rapido, in area non sta mai fermo e sa anticipare il difensore; senza palla ci mette generosità, rendendosi utile a compattare la squadra e a pressare, uno così i compagni lo apprezzano. Per la B è di razza, vedremo se abbiamo avuto ragione».

«In area cercherei di marcarlo d’anticipo, mettendoci fisicità: a contatto braccio a braccio, la scelta viene ostacolata. Tutti gli allenatori lavorano sulla superiorità numerica, con Leonardo opterei per il controllo preventivo a due: uno sull’anticipo e uno che si stacca.

In uno contro uno rischi, e anche con due piatti e non scalati: se quelli del Pescara fossero stati non in linea, difficile che avrebbe segnato il 3-2. È dirompente ed è un grosso pregio, occupa la difesa aprendo spazio agli altri».

, in arte il numero uno: «L’ho seguito nelle varie cose burocratiche, per ultima la casa visto che ne voleva una in centro. Ce l’ha fatta, ha trovato in via Cavallotti.

L’idea che mi ha dato è del pezzo di pane, del toscano non toscanaccio, in senso buono non è di quelli con la lingua lunga, quelli dissacranti grandi a punzecchiare. È un classico bravo ragazzo, educato nel senso pieno del termine, si muove in punta di piedi e con umiltà».

«Penso abbia voluto cambiare squadra anche per un discorso ambientale, il clima dei primi anni del Sassuolo non c’è più: sta dando il centoventi per cento, lo farei anche io come senso di rivalsa.

Con il Sassuolo messo così qualcuno lo sta rimpiangendo, meno male dico da varesino. Anche se è da dimostrare che quanto fai in B lo duplichi in A».

Varese

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