«È la prima volta che vedo un allenatore portare l’acqua ai giocatori»: il Varese è appena tornato ad allenarsi dopo le vacanze e il tifosissimo Andrea Luoni lancia questa frase a Stefano Bettinelli. L’allenatore ha la battuta pronta: «Io non ci vedo nulla di strano ma vi avviso già che quest’anno vedrete molte cose nuove». Bettinelli è carico come una molla mentre sul Franco Ossola splende il sole e la squadra viene abbracciata dal calore dei tanti tifosi presenti in tribuna.
Perché siamo una squadra garibaldina, sbarazzina e senza timori reverenziali. Non faremo mai calcoli e affronteremo tutte le partite a viso aperto, cercando di ottenere sempre il massimo. Questo non vuol dire che saremo incoscienti e andremo a buttarci sotto un treno: rispettiamo tutti ma non abbiamo paura di nessuno e vogliamo essere protagonisti del nostro destino. Siamo piloti e non passeggeri. Poi accetteremo il verdetto del campo.
I paragoni sono difficili e proveremo a dare la risposta in campo anche perché c’è qualcosa di forte che accomuna il mio Varese a quello di Fascetti: l’organizzazione tattica, la corsa e lo spirito di sacrificio.
È difficile spiegarlo perché è un sogno che si avvera, uno dei quei grandi sogni che tutti noi abbiamo nel cuore da sempre. C’è chi, dopo essersi svegliato di prima mattina, si guarda allo specchio chiedendosi subito se quel suo sogno nel cassetto, quella sua unica aspirazione si realizzerà. Io ho iniziato ad allenare dieci anni fa i Giovanissimi pensando, anzi credendo fermamente, che un giorno sarei riuscito a prendermi la panchina del Varese: ce l’ho fatta perché l’ho voluto ciecamente, mettendoci l’anima e tutto me stesso. Per questo nessuno deve mai abbandonare i suoi sogni e se io ho tradotto in realtà il mio, tutti ce la possono fare con i loro: basta volerlo con tutta la forza che si ha dentro.
No perché gli otto, nove mesi passati senza lavorare mi hanno dato la possibilità di valutare tante cose, alcune delle quali sono riuscito a riconsiderare da un punto di vista diverso. Tutto quel tempo mi è servito per guardarmi in giro e per riflettere.
Ogni cosa, anche la più sgradevole, va presa per il verso giusto, guardando sempre il lato positivo. Pur non allenando, sono cresciuto e ho capito tanto.
Che qualunque cosa abbiamo raggiunto e conquistato non è eterna e ci può essere tolta in qualsiasi momento, soprattutto in un mondo come il calcio in cui non si guarda in faccia a nessuno. Se vogliamo una cosa dobbiamo lottare tutti i santi giorni per averla e se crediamo ciecamente in noi stessi alla fine otterremo ciò che desideriamo. Ma l’insegnamento più importante è di non scendere mai a compromessi: io non l’ho fatto e sono rimasto sempre me stesso eppure sono riuscito a realizzare il mio sogno. Se rimani te stesso è più facile ottenere risultati positivi.
Le difficoltà di cui parlano molti io non riesco a vederle… Quando sono entrato nello spogliatoio e ho guardato negli occhi i ragazzi, quando li ho visti entrare in campo per il primo allenamento ho ricevuto solo sensazioni positive e forti.
Sono strafelice di avere questa squadra e sono sicuro che farà un ottimo lavoro. Non la cambierei con nessun’altra.
Poter lavorare in serenità e basta.
In questo momento servono due difensori centrali: due li abbiamo già e sono Rea e Dondoni. Per il resto siamo abbastanza a posto e per eventuali innesti c’è sempre tempo.
La nuova carica dei tifosi è nata durante i playout: farli e vincerli è stata una fortuna perché ha fatto capire com’è il Varese e come sarà anche in futuro: una squadra garibaldina pronta a dare l’anima.
Bentornato a chi conoscevo e benvenuto a pochi volti nuovi. E poi ho aggiunto che sono molto felice di ricominciare una stagione con un nuovo sogno nel cuore ma questo non è il momento di parlare perché adesso dobbiamo lavorare su tutti i fronti: tattico, tecnico e atletico.
Vivere ogni partita come se fosse l’ultima del campionato e della vita. Vivremo alla giornata senza paura e poi conteremo i punti, sapendo che non esistono gare più importanti di altre. Punteremo a vincere il più possibile ma l’importante è giocarsela con qualità, personalità essendo una squadra unita e non rinunciando mai a essere noi stessi. La nostra identità deve essere una bandiera: tutti devono riconoscerla a prima vista.
Se nel calcio è importante lo spirito come fanno a far paura tre punti? E poi ne abbiamo 126 a disposizione.
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