Export: volano le grandi aziende Le piccole puntano sull’effetto rete

Fanno più innovazione che nel resto del Paese, riescono meglio a vendere i propri prodotti sui mercati esteri. Almeno quelle medio-grandi: le piccole imprese fanno ancora fatica ad affacciarsi oltre i confini nazionali.

A tracciare questo profilo delle imprese varesine è la Camera di Commercio, in uno studio elaborato a partire da dati Excelsior.

Intanto le esportazioni, leva della ripresa secondo il Governo almeno fino alla doccia fredda arrivata ieri con le stime sul Pil fornite dall’Istat, che portano l’Italia in recessione.

Eppure nel 2013, in provincia di Varese un’azienda su cinque ha inviato una fattura all’estero. Un dato superiore di due punti alla media lombarda, addirittura di otto a quella nazionale. Se si guarda soltanto all’industria, la proporzione tra chi vende sui mercati internazionali e chi no sale a un’impresa ogni quattro.

Mentre nel settore dei servizi solo il 15% ha lavorato con l’estero: ma in questo comparto rientrano il commercio e la ristorazione, attività difficilmente esportabili.

Sul fronte dell’export si muovono bene le grandi imprese: il 42,4% di quelle con più di 50 dipendenti vende all’estero, mentre tra quelle che impiegano da 10 a 49 persone si scende giusto un paio di punti sotto.

Sono le piccole imprese ad arrancare. Tra le aziende che danno lavoro a meno di 9 operai appena il 14,2% è riuscita a vendere oltre i confini nazionali. «Mi piacerebbe che anche le pmi avessero questa propensione all’export, però per queste realtà fare internazionalizzazione è difficile», afferma il presidente della Cna Franco Orsi, «a meno che, certo, non si costituiscano in rete».

Ovvero associazioni di imprese che si muovono unite per cercare clienti e si alleano per ottenere grosse commesse.

«Purtroppo paghiamo ancora lo scotto del piccolo è bello», prosegue il responsabile varesino della Confederazione nazionale dell’artigianato, «le persone pensano di avere in mano il segreto del lavoro e difficilmente riescono a condividere».

Invece la chiave sta tutta qui: passare dalla concorrenza alla condivisione. «È un concetto che ci insegnano i giovani, non a caso è più facile parlare con loro di reti». Il modello è quello della Rete: si ha bisogno di un’informazione e si cerca qualcuno che possa fornirla.

«Io sono un fautore del coworking», ovvero gli spazi in cui diversi professionisti e aziende condividono gli uffici. «È bello che mestieri simili possano contaminarsi uno con l’altro, solo da questo scambio si riesce a crescere e ad essere in grado di affrontare tematiche sovranazionali».

Di esportare, dunque, ma anche di innovare. E anche da questo punto di vista, la capacità delle aziende varesine di migliorare prodotti e servizi è superiore a quella nazionale: il 13,7% delle imprese lo ha fatto nel 2013, il 17% nella sola industria, contro l’11,3% a livello nazionale.

Anche in questo caso, le dimensioni contano. Innova il 31,6% delle grandi imprese, il 21,1% di quelle fino a 50 dipendenti, l’11,2% delle piccole aziende. «La provincia di Varese è una di quelle che ha subito di più la crisi, specialmente quella del mercato interno», afferma Davide Galli, presidente di Confartigianato.

D’altro canto, però, «questo è un territorio molto attivo e quindi le imprese hanno pensato di mettere in atto delle contromisure». Appunto, le esportazioni e l’innovazione. Due elementi che rappresentano «la volontà delle imprese di non subire la crisi, ma di provare a reagire».

© riproduzione riservata