Tragico attacco kamikaze ieri a Tripoli: il bilancio parla di 13 morti e tre feriti. Tra le vittime ci sono tre guardie libiche e cinque stranieri, tra cui un cittadino americano. Una delle vittime, un libico preso in ostaggio dai terroristi, è morto quando questi si sono fatti saltare in aria azionando i giubbetti esplosivi nascosti sotto i vestiti.
Nel mirino degli attacchi kamikaze l’hotel Corinthia, albergo di lusso di Tripoli, frequentato da diplomatici. Nell’hotel erano ospitati anche cittadini italiani, che sarebbero scampati all’attacco, oltre al premier del governo parallelo libico autoproclamatosi a Tripoli, Omar al Hassi, che al momento dell’attacco però non era nell’hotel e che era il bersaglio dei terroristi. Secondo le ricostruzioni, quattro attentatori suicidi fedeli al cosiddetto Stato islamico (Isis) si sono fatti esplodere all’interno dell’hotel, subito dopo l’esplosione di un’autobomba all’esterno dell’edificio, circondato dalle forze di sicurezza.
In una prima reazione all’attacco, il rappresentante della diplomazia europea Federica Mogherini ha condannato «l’atto riprovevole di terrorismo, che è un duro colpo agli sforzi per ristabilire la pace e la stabilità nel Paese», riferendosi ai negoziati in corso Ginevra. Anche per il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni «l’attentato rappresenta un tentativo di boicottare, danneggiare, influenzare negativamente gli sforzi in corso a Ginevra per riconciliare le parti in conflitto in Libia». Secondo il titolare della Farnesina, conferma il momento di estrema «pericolosità» della regione: «Il tentativo di intimidazione del dialogo» in corso a Ginevra, ha concluso il ministro, «non passerà e non sarà ostacolato dal terrorismo».













