Varese aspetta Pontida “Usciamo dalla melma”

Varese aspetta Pontida “Usciamo dalla melma”

VARESE «Quando andiamo a Pontida, per quanto siamo arrabbiati, torniamo sempre fiduciosi e pronti a ripartire».Il popolo di Varese è pronto a tornare sul sacro suolo che ospitò anticamente il giuramento della prima Lega Lombarda, che sconfisse l’imperatore venuto dal Nord. Oggi gli uomini del Nord, di fronte alla caduta di un altro “imperatore” loro alleato, guardano al futuro, si tolgono qualche sassolino dalla scarpa e aspettano fiduciosi l’appuntamento di domenica, per sapere dal loro leader quale sarà la strada. Perché entrando in un pomeriggio qualunque, a pochi giorni dal raduno, nella sezione storica della Lega di piazza Podestà, i militanti che troviamo parlano del grande capo senza delusione. Lui continua ad essere il faro. «L’unico punto di riferimento nella melma che ci circonda» dicono. «C’è poco da dire sulla situazione nella quale ci troviamo – dice Giovanni Pizzato – l’hanno già descritta in parte e molto bene il capo e anche Roberto Maroni. Adesso aspettiamo di sentire cosa ci diranno domenica». Di schiaffi ne sono arrivati. Ma se la Lega se li è beccati, chiariscono, è solo perché andava per mano con Berlusconi. «Non possono dire che il Governo non ha fatto niente – continua Pizzato – perché al Governo ci siamo anche noi. E con tutti i casini, i nostri ministri, Maroni per primo, hanno lavorato. Al massimo, sono gli altri che hanno fatto poco o nulla». La sezione di Varese, anche se accetterà le parole del capo, sotto sotto ci spera all’addio al Governo. Del resto, qui nella città simbolo, dove la militanza detiene una percentuale di purezza e non inquinamento dalla politica romana, gli ideali sono quella della Lega di lotta che, se governa, governa da sola. «Serve una bella pulizia» salta su Fausto Guzzi, poco

prima di andarsene. È venuto a iscriversi per la trasferta a Pontida. Pulizia rispetto ai vostri alleati? «Non solo. Bisogna togliere di mezzo molti leghinti. I leghisti finti che parlano e che ci fanno fare brutte figure».Perché spesso, accusano, mediaticamente emerge il lato folcloristico della Lega, ma non quello progettuale. «I giornali e le tv nazionali – spiega Fiorenza Menegonzi, che ieri rispondeva alle telefonate e preparava le prenotazioni per i pullman – non ci fanno mai dire quali sono esattamente le nostre idee. Perché se lo facessero tutti voterebbero Lega. Le nostre idee vanno bene a tutti: al Nord, al Sud, e oltre gli steccati politici di destra e sinistra». Insomma, se la Lega potesse fare emergere le proprie idee in maniera più forte, potrebbe raccogliere maggiore consenso. «Ma ci ignorano volutamente, hanno paura, il potere costituito non vuole essere intaccato». Il potere romano, insomma. «Quello che fa sempre pagare a noi tutto quanto – dice Fausta Cattò, storica militante – ho fatto la prima tessera nel 1985, c’era ancora la Lega Lombarda. Abbiamo portato avanti tante battaglie, ma ce ne sono ancora. Ancora oggi la tangenziale di Roma la dobbiamo pagare noi». Infine, l’attacco sul referendum. «Intorno a noi c’è il nulla – dice Pizzato – solo la Lega può fare qualcosa. Anche la questione dei referendum, che viene usata politicamente contro di noi. Ma si sono resi conto che non erano quesiti politici, che noi sull’acqua siamo andati a votare? Se non votavamo noi, il quorum non si raggiungeva».La Lega il faro di tutto. La Lega la cui base varesina, «con il federalismo fiscale saremo la città che insegnerà all’Italia come amministrare», vuole «raddrizzare la rotta». Strappo o no? La risposta a Bossi e Maroni. Marco Tavazzi

s.bartolini

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