Busto Arsizio Che suonino le campane cittadine domenica sera se tutto dovesse andare come ci si augura per la Pro Patria. Che facciano festa anche i campanili per un evento che manca da quarantatré anni e che mai è stato così vicino.
Loro hanno visto i tigrotti in serie B e dunque venga data voce perché «non si mischierebbe il sacro col profano – dice don Giorgio Brianza, parroco del Redentore – è una festa di popolo ed allora sicuramente le suonerò, anche perché ho un bel gruppo di parrocchiani di fede biancoblù ed è giusto che sia così. Queste sono belle cose, positive ed allora sarò vicino alla gente».
Tifa Pro don Giorgio «dai tempi della serie A perché mio padre fece il militare con un bustocco, anzi direi un tigrotto doc che si chiamava Stampacchia. Non ho mai saputo che esisteva Busto Arsizio, ma la Pro Patria sì e dunque mi auguro che la squadra faccia il suo dovere perché quest’anno ha fatto proprio un bel campionato».
In prima fila anche don Giulio Bernardoni, parroco di Sacconago, una roccaforte tigrotta con il sagrestano Eugenio Formenti che in sessant’anni di frequentazione dello Speroni è mancato solo a due partite. La sua passione e quella di tanti altri hanno contagiato anche don Giulio: «Come faccio a non suonarle? Lo farebbe l’Eugenio al mio posto. Mi ha portato anche allo stadio a vedere la Pro Patria». «Certo che suonerò le campane – dice convinto – non subito dopo la partita perché coincide con l’orario della messa. Però lo farò. La
gente si chiederà il perché, ma poi capirà perché la voce girerà».Le avrebbe volute suonare lo scorso il suo predecessore don Luigi Caimi, il cappellano biancoblù, se la Pro avesse conquistato la salvezza, ma quel maledetto gol al novantesimo del veronese Zytulaev ha lasciato muto il campanile di Sacconago e lacrimante il cuore. «Un motivo in più per suonare le campane – fa sapere il parroco – perché allora mi devo mettere in questo solco. Spero di essere più fortunato di don Luigi e di suonarle per questo evento eccezionale».
Più cauto e forse anche scaramantico il prevosto monsignor Franco Agnesi, sollecitato a coordinare un concerto fra tutti i campanili cittadini: «Prima vediamo come va la partita e poi lascerei alla spontaneità di ciascuno. Mi sembra forzato che suonino tutti assieme anche perché a quell’ora vi sono le celebrazioni liturgiche».
Nessun tentativo di confondere, ma anche nell’era tecnologica che ti fa navigare in tutto il mondo con internet anche col telefonino, il fascino del suono delle campane che richiama nelle piazze e nelle strade la gente rimane sempre immutato. A maggior ragione per un qualcosa di grande che sta assaporando una città intera ed anche i paesi della Valle Olona. Quel suono rimarrà nella storia di una città che ha saputo gioire delle soddisfazioni dei suoi eroi e festeggiato con un suono che sempre riempie il cuore.
Giovanni Toia
f.artina
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