Povera acqua varesinaInquiniamo come l’Umbria

VARESE La provincia di Varese, con 850 mila cittadini, scarica inquinamento nelle acque per quasi 3 milioni di “abitanti equivalenti”. È questa la stima dell’Istat sul carico inquinante delle acque reflue prodotto dallo scarico di sostanze biodegradabili provenienti dalle attività domestiche e dalle imprese nei comuni che dell’Ato provinciale.
Ogni “abitante equivalente”, come da definizione, immette nelle acque di scarico 60 grammi al giorno di Bod5 (richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni), il valore medio di un residente secondo la definizione di legge. In pratica, ogni giorno nell’Ato di Varese sono immessi 179 milioni di grammi di Bod5.

Considerando tutte le acque reflue della provincia, nell’Ato si scaricano sostanze biodegradabili pari a 2,99 milioni di abitanti equivalenti. In Lombardia, però, c’è chi ci supera: Milano è a 8 milioni, Brescia 3,5, Bergamo 3,3. Ma è una magra consolazione: il carico inquinante espresso in termini di abitanti equivalenti totali dall’Ato di Varese è molto alto, se si pensa che da solo supera a quello di tutta l’Umbria (2,3 milioni di abitanti equivalenti) ed è pari quelli di Basilicata, Molise e Valle d’Aosta messi insieme (2,9 milioni). Va un po’ meglio se si limita l’analisi ai soli scarichi dei centri urbani: in questo caso, il carico inquinante scende a 1,32 milioni di abitanti equivalenti totali urbani (Aetu), considerando gli scarichi che finiscono nelle fogne sia dalle abitazioni, che da tutte le altre attività che si svolgono nei nuclei cittadini, dagli alberghi alle scuole, ai negozi.
I nostri scarichi pieni di inquinanti, però, non sono certo colpa di cittadini incivili. Più che altro uno degli effetti della vocazione industriale della provincia. Oltre metà degli abitanti equivalenti (1,6 milioni) considerati nell’Ato di Varese è dovuta agli scarichi delle aziende, che da sole inquinano quasi il doppio degli 850 mila abitanti del territorio.
Piero Orlando

s.bartolini

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