VARESE La democrazia costa caro, anzi, carissimo. Almeno 120 mila e 730 euro per il solo comune di Varese nel 2009 tra elezioni del parlamento europeo e referendum popolare. E ci è pure andata bene se consideriamo che non abbiamo avuto l’aggravio di comunali, provinciali o regionali e degli eventuali ballottaggi.
Il referendum in arrivo domenica e lunedì, da solo, vale la bellezza di 66.980 euro, guardando soltanto ai compensi dovuti a presidenti di sezione (85), segretari (85) e scrutatori (255 in tutto, 3 per ogni sezione), senza conteggiare eventuali rimborsi spese. Rispettivamente, il compenso fisso e omnicomprensivo per i residenti nel comune sarà di 196 euro per i presidenti, cioè 130 euro di base per la prima scheda e 33 euro per ognuna delle schede aggiuntive che saranno due, mentre per segretari e scrutatori si parte da 104 euro per la prima scheda con l’aggiunta di 22 euro per le altre due, quindi 148 euro totali. Arriveremo quindi a spendere 16.660 euro per i presidenti, 12.580 per i segretari, 37.740 per gli scrutatori. Erano state meno onerose le europee, “soltanto”, si fa per dire, 53.750 euro, nonostante ci fosse uno scrutatore in più per ognuna delle 85 sezioni varesine. In quel caso sono andati 150 euro ai presidenti di sezione e 120 euro a segretari e scrutatori, con un costo complessivo rispettivamente di 12.750 euro, 10.200 euro e 40.800 euro.
Ma chi sborserà il cospicuo compenso? In teoria lo Stato, che rimborserebbe a posteriori i comuni. In sostanza, secondo il sindaco di Varese, il nostro Comune. «I soldi che ci dovrebbero rimborsare da Roma sono tanti, poco meno di un milione di euro all’anno, e lancio un grido di dolore dicendo che Varese non riceve nemmeno i rimborsi spese di base per il funzionamento dal 2006». I conti sono presto fatti, se si parla di circa 900 mila euro all’anno per riscaldamento, illuminazione, pulizie, manutenzione ordinaria, acqua e quant’altro. «Certo, arriveranno, così dicono. Tutto arriverà prima o poi, un po’ come la morte. Ma di sicuro se mi
arrivassero adesso sarei più contento». Probabilità nulla quella di vedere Attilio Fontana che entra in cabina con le schede in mano. «Ovviamente non andrò a votare per non essere accusato di aver fatto passare la famosa legge truffa, peggio di quella del ’53, che escluderebbe dal parlamento proprio noi che rappresentiamo gran parte delle zone più produttive della penisola. Non dimentichiamo che la legge grazie alla quale il buon cavaliere Benito Mussolini era salito al governo si basa esattamente sullo stesso principio di quella proposta nel referendum: sarebbe bene che chi lancia l’allarme per la democrazia leggesse un po’ più di storia e dicesse un po’ meno stupidaggini».
Il Comune intanto ha comunicato orari e uffici che saranno aperti nel fine settimana per la tornata referendaria. L’ufficio elettorale, in via Copelli, potrà rilasciare le tessere elettorali anche all’ultimo minuto rimediando alle mancanze dei soliti ritardatari. Da oggi a sabato resterà aperto dalle 8 del mattino fino alle 19, domenica posticiperà la chiusura alle 22 sempre partendo alle 8, mentre lunedì aprirà già dalle 7 per chiudere solo al termine delle operazioni. Chi avesse smarrito la carta d’identità o dovesse rinnovarla invece troverà aperto l’ufficio anagrafe, sabato dalle 8,15 alle 17,30, domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Una nota, infine, per il rilascio delle carte d’identità durante i giorni del referendum: saranno fatte solo sul tradizionale supporto cartaceo. I seggi si apriranno alle 8 di domenica e chiuderanno alle 22, mentre lunedì si potrà votare dalle 7 alle 15.
Francesca Manfredi
s.bartolini
© riproduzione riservata












