«Non ci ascoltano e ci prendono pure in giro. Dico basta, non rifarò il sindaco neanche se mi pagano». Parola di , primo cittadino di Viggiù, che getta la spugna alla fine del suo primo mandato.
«Sono andata a Milano con la fascia, ho scritto lettere al prefetto, ma la risposta è sempre “chissenefrega” – spiega la sindaca leghista – non possiamo far niente se non applicare quello che impone il Governo, come dei passacarte, ma assumendocene la responsabilità e prendendoci gli insulti dei cittadini. A questo ricatto non ci sto più, anche se bisognerebbe andare a Roma a fare casino».
Anche lei come , il sindaco di Pandino, Comune da circa novemila abitanti in provincia di Cremona, che si è dimesso a un anno e qualche mese dalla fine del secondo mandato. Come «forma estrema di protesta» contro patto di stabilità, vincoli, tagli ai trasferimenti e alla vigilia della Tasi, ennesima occasione per costringere i Comuni a fare gli esattori per conto dello Stato. Un
gesto eclatante, che secondo il sindaco di Casale Litta dovrebbe essere imitato da tutti: «L’Anci dovrebbe dare un ultimatum al Governo e al ministro Delrio che sembra essersi dimenticato di essere sindaco: se non arrivano le risposte che servono, dovremmo dimetterci tutti. Ormai vivacchiamo rincorrendo una burocrazia assurda e paradossale, senza poter nemmeno aggiustare un acquedotto investendo i soldi che abbiamo fermi in banca».
Maffioli invoca la linea dura: «Io nel dovere civico ci credo ancora, ma a volte ci si chiede perché metterci la faccia e assumersi responsabilità con il cappio al collo di uno Stato che non ci concede alcuna autonomia».
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