Via gli italiani dal Ticino Sulla Rete rabbia e solidarietà

Via gli italiani dal Ticino
Sulla Rete rabbia e solidarietà

Referendum contro l’immigrazione in Svizzera, la Rete si divide. Nelle reazioni di pancia c’è molta interpretazione politica. «Legge del contrappasso» per chi se la prende con i leghisti anti-immigrazione. «Paese civile che sceglie liberamente» per chi rispetta l’esito della consultazione. Ma c’è anche chi grida «Viva Svizzera».

Il risultato del referendum che limiterà la libera circolazione dei lavoratori e l’immigrazione nella Confederazione è l’argomento del giorno tra i varesini sui social network. In rete ci si divide, tra chi ritwitta la preoccupazione di Ferruccio De Bortoli per il «futuro inquietante dell’Europa» o le parole della ministra Kyenge sul «populismo» (come la senatrice grillina Laura Bignami) e chi mette “mi piace” al segretario federale del Carroccio Matteo Salvini che promette «un referendum contro l’immigrazione anche da noi».

Il consigliere comunale del Pd di Somma Lombardo Jimmy Pasin, che è nativo di Friburgo in Svizzera, oltre a ricordare che «siamo sempre più a sud di qualche nord», legge così il risultato: «Sono più “aperti” i Cantoni che hanno relazioni internazionali, come Ginevra e Zurigo, mentre si sono messi sulla difensiva tutti quei Cantoni che hanno relazioni con l’Italia o quelli più interni. Riflettiamo anche su questo dato». Sul profilo della deputata Pd Maria Chiara Gadda c’è Massimo Canavesi che accenna ad una possibile reazione: «Negare il permesse per allacciare la ferrovia italiana al traforo del Gottardo».

Poi c’è chi “difende” la legittimità del voto referendario oltre confine. Alessandro Ciuti, responsabile varesino del movimento antitasse Tea Party Lombardia, scrive provocatoriamente «Viva la Svizzera» e spiega così come la pensa: «Ammesso e non concesso che stiano sbagliando, sono liberi di sbagliare perché votano e decidono e ne pagheranno le eventuali conseguenze, senza piagnistei mediterranei. Questa è libertà, e la libertà degli altri è fastidiosa». L’ex capogruppo leghista in consiglio provinciale Stefano Gualandris, che nella Svizzera Italiana ci lavora, è altrettanto netto: «Basta bugie, la Svizzera non è la scialuppa di salvataggio del Titanic Europa». E spiega: «Per i frontalieri non cambierà nulla, semmai il problema è per i futuri permessi. E il referendum non era contro gli italiani, ma piuttosto contro l’immigrazione dell’Est che passa per l’Italia, né contro i lavoratori qualificati, ma contro la massa di operai generici che non trovano lavoro in Italia e cercano spazio in Ticino».

Nel popolo leghista (o ex), la lettura prevalente è quella di una «Svizzera Paese civile in cui il popolo sceglie» (Giorgia Cantù) o che «non lascia il suo suolo agli invasori» (Mario Cervini). Anche il consigliere regionale Fabio Rizzi affida a twitter il suo commento: «L’Italietta difenda i frontalieri anziché attaccare la Svizzera».

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