I Polita accusati di bancarotta Un’altra istanza di fallimento

I Polita accusati di bancarotta Un’altra istanza di fallimento

VARESE «Quella che è stata dichiarata fallita è la vecchia Quiete, cioè la vecchia società della famiglia Riva, che ormai era sostanzialmente una scatola vuota. “La Quiete hospital” e l’istituto clinico continuano invece a funzionare perfettamente e non vengono minimamente toccati dagli ultimi fatti».

Così aveva dichiarato Sandro Polita, numero uno dell’omonimo gruppo, all’indomani della sentenza emessa dal tribunale fallimentare. Una sorta di presa di distanze, quasi a rimarcare una netta rottura fra il vecchio e il nuovo corso, fra la vecchia e la nuova gestione.

In realtà, i guai sulla testa di Polita sono ben lungi dall’essere finiti. La procura di Varese, nella persona del sostituto Agostino Abate, lo ha formalmente citato in giudizio per bancarotta fraudolenta. E lo stessa accusa grave anche sulle spalle del fratello Antonello e su quelle dell’amministratore de «La Quiete» Bruno Pozzi.

Come se non bastasse, la procura (insieme ad altri privati) ha presentato un nuovo ricorso di fallimento, questa volta a carico de «La Quiete hospital».

L’ipotesi della pubblica accusa è che i Polita abbiano immediatamente, sistematicamente e illecitamente spogliato «La Quiete srl» subito dopo averla acquisita. Un’azienda che, come in un gioco di scatole cinesi, era stata ceduta alla quasi omonima «La Quiete hospital» per 50 mila euro.

La sentenza di fallimento a carico de «La Quiete srl» potrebbe avere effetti devastanti per l’intero Gruppo Polita. Come una palla di neve che si trasforma in valanga mano a mano che scende a valle, potrebbe travolgere anche le altre società della celebre famiglia di imprenditori.

Tanto per cominciare, il tribunale fallimentare ha emesso la propria sentenza prima del 21 giugno (così come aveva chiesto Abate). Ciò consentirà al curatore fallimentare da «La Quiete srl» di esercitare una azione civile di revocatoria. Significa, come recita l’articolo 2901 del Codice civile, che «il creditore (…) può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni». Il curatore, quindi, potrebbe chiedere e ottenere la revoca di tutti quegli atti reputati dannosi per «La Quiete srl» nell’arco dell’ultimo anno: a partire dalla cessione di immobili, di crediti o di aziende. Secondo gli investigatori, infatti, «La Quiete srl» sarebbe stata scientemente spogliata di tutto il suo patrimonio fino a far sussistere i soli debiti. La vicenda ebbe inizio il 2 ottobre 2009 quando «La Quiete» cambiò proprietà: dalle mani della storica famiglia Riva, finì prima in quelle della Dan Servizi e poi in quelle della «Sanità varesina srl», società appartenente alla galassia del Gruppo Polita costituita poco prima dell’affare e dichiarata fallita pochi giorni fa dal tribunale di Milano. Infine, l’azienda venne acquisita da «La Quiete hospital srl». Il resto è storia recente.

e.marletta

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google