Al Triple spunta la leggenda, Sua Maestà Arijan Komazec

Al Triple spunta la leggenda, Sua Maestà Arijan Komazec
Nonostante cappellino e maglia nera, impossibile non riconoscerlo. «Cercava un paio di scarpe» racconta, sorpreso, il titolare Mario Di Sabato

Cappellino bianco calato in testa, maglia nera e un pochino di pancia in più rispetto ai tempi in cui danzava sui parquet di Italia e d’Europa.

Particolari anonimi che non hanno impedito a nessuno di riconoscerlo, visto che la sua immagine e il suo ricordo sono ancora ben impressi nella memoria collettiva di tutti gli appassionati di basket varesini. ieri era a Varese e ha fatto una visita al negozio Triple di via Manin. Grande lo stupore del titolare nel vederlo entrare dalla porta: «L’ho riconosciuto subito – racconta – ed è stata davvero una grande sorpresa. Ci ha rivelato di essere in città da qualche giorno e di venire spesso a Varese. Cercava un paio di scarpe: gli hanno detto che qui avrebbe trovato dei numeri consoni a quelli di un giocatore di pallacanestro».
Lo stupore maggiore è quello provato da un tifoso, presente all’interno del punto vendita nello stesso momento: «È stato lui il primo a rivolgergli la parola – spiega ancora Mario – In questo caso il destino ci ha messo lo zampino: il signore, abitante a Milano ma grande tifoso dei colori biancorossi, ha confessato di essere un abbonato della Pallacanestro Varese da tanti anni e di aver deciso di iniziare a frequentare il Palawhirlpool proprio grazie alla sua passione per Arijan. È stato un siparietto molto curioso e simpatico». L’indimenticato campione croato si è dimostrato molto disponibile e cordiale: nella mezz’ora in cui è rimasto, tra una battuta e l’altra, insieme ai presenti ha ricordato i primi tempi passati vestendo i colori biancorossi, tempi di 30 punti segnati a partita senza quasi nemmeno accorgersi di farlo.
E in effetti l’imprinting lasciato nella memoria collettiva dal giocatore transitato in due riprese a questi lidi ha proprio a che fare con la sua levità intrisa di tecnica ed efficacia. Con Komazec era così: guardavi il tabellino finale con la certezza che si fosse nascosto, lo richiudevi con la consapevolezza di esserti sbagliato. Aveva dominato, in realtà.

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