Dal litigio all’amore Nell’aula di tribunale

Dal litigio all’amore
Nell’aula di tribunale

«Ho sbagliato e mi dispiace. Mi dispiace moltissimo. Chiedo scusa e chiedo di essere perdonato». «Ti perdono e aggiungo che ti amo, siamo una famiglia e che tu sei un ottimo padre». Dialogo tra coniugi non nel salotto di casa, ma in un’aula di tribunale.

Precisamente nell’aula del tribunale di Varese dove lui, tunisino, era accusato di maltrattamenti e lesioni. La vicenda si è chiusa nel migliore dei modi: lui, dall’accusa principale, quella per maltrattamenti culminato con il suo arresto lo scorso primo dicembre, è stato assolto con formula piena.

«Abbiamo dimostrato – spiega l’avvocato– che mai si è concretizzata quel rapporto di sudditanza e sistematica sottomissione che rende la vittima del reato di maltrattamenti succube dell’altro».

E a venire in soccorso del marito è stata la moglie, dominicana, che in aula ha chiarito i contorni della vicenda che lo scorso primo dicembre l’aveva portata a denunciare il marito. L’uomo con il quale era sposata da 15 anni e dal quale aveva avuto una figlia. L’uomo, quel giorno, durante un litigio con la moglie (la moglie al giudice ha spiegato di averlo provocato insultando il consorte) perde completamente le staffe e «sbagliando – spiega Franchi – Lancia un pezzo di legno con dei chiodi conficcati contro la moglie». La donna viene colpita alla testa: le lesioni non sono fortunatamente gravissime.

Ma il colpo è tale da farle perdere i sensi. Lei chiama le forze dell’ordine e racconta che «in altre due occasioni – precisa Franchi – due occasioni in 15 anni, lui l’ha schiaffeggiata». Scatta la denuncia, ma la moglie in aula spiega meglio. Racconta di un rapporto litigioso da ambo le parti.

Di una situazione esasperata negli ultimi mesi da problemi economici (lui aveva perso il lavoro) e da una notifica di sfratto. Ha spiegato di non essere la vittima sottomessa delle violenze del marito.

E l’uomo è stato assolto dall’accusa principale. In aula si è scusato e ha chiesto perdono alla moglie. La donna ha dichiarato di amarlo e il giudice ha condannato il tunisino a un anno e quattro mesi per l’accusa di lesioni.

La misura di custodia cautelare era però giustificata dall’accusa di maltrattamenti. «Il mio assistito è stato subito scarcerato – conclude Franchi – È tornato a casa dalla moglie e dalla figlia che non vedeva da mesi».

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