Roma, 5 feb. (Apcom) – Il Csm scende in campo a difesa dei
giudici che si sono pronunciati sul caso di Eluana Englaro, da
quelli della Cassazione ai colleghi della Corte d’appello di
Milano. Da Palazzo dei Marescialli arriva, infatti, il richiamo a
rappresentanti della maggioranza e di governo per aver rivolto
contro i magistrati “gravi accuse” e parole “denigratorie”, tali
da “delegittimarne l’operato”. Richiamo che chiama in causa anche
monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia
della vita, secondo il quale la sentenza in questione “manda a
una morte di grande sofferenza una ragazza”.
Ad intervenire al fianco dei giudici è la Prima Commissione del
Csm, a cui era stata affidata la pratica a tutela della
Cassazione aperta nel novembre scorso su richiesta di tutti i
consiglieri togati, all’indomani degli attacchi alla sentenza che
si erano levati soprattutto dalle file della maggioranza. Il
documento, che ora dovrà passare al vaglio del plenum, è stato
approvato a maggioranza.
Pronunciandosi sul caso di Eluana Englaro, sostengono i
consiglieri di Palazzo dei Marescialli, i giudici della
Cassazione e della Corte d’appello di Milano “non hanno occupato
gli spazi vuoti della politica, hanno interpretato la legge
esistente”. “Non può consentirsi che magistrati soggetti solo
alla legge – afferma ancora la Commissione – siano coinvolti loro
malgrado, per il solo fatto di aver emesso una sentenza,
nell’agone politico, riguardante una materia incandescente e
oggetto di possibile regolamentazione, quale quella del
testamento biologico”.
“Una sentenza – aggiungono i consiglieri dell’organo di
autogoverno delle toghe – è solo una sentenza. Non si può
chiedere a un processo o a una sentenza di scrivere la storia
d’Italia. Questo è compito della politica”.
Arc
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