Con i decreti fiscali il regalo per Silvio. Renzi blocca tutto

Nei provvedimenti varati all’anti-vigilia di Natale prevista una depenalizzazione per i reati tributari che renderebbe Berlusconi rincandidabile subito

– Una domenica di fuoco per il premier Matteo Renzi quella di ieri: da un lato gli attacchi dei grillini sul volo di Stato per andare in vacanza, dall’altro le accuse di aver creato una norma fiscale ad personam per salvare Silvio Berlusconi. Secondo molti giornali, infatti ,starebbe per essere introdotta una depenalizzazione per chi è stato condannato per evasione fiscale, con la conseguenza che il Cavaliere sarebbe non punibile e quindi subito ricandidabile.

Ad agitare le acque i presunti effetti del decreto legislativo sui rapporti tra contribuenti e fisco, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 dicembre. Data che ha già spinto qualcuno a definirlo un «regalo di Natale» per l’ex premier.

Una vicenda che rischia di alimentare nuove polemiche politiche, sulla scia del Patto del Nazareno sulle riforme con Forza Italia, tanto che il premier Matteo Renzi, secondo quanto riportato da “la Repubblica”, ha preso subito le distanze: «A me non risulta affatto che sia così. Lui ha una condanna definitiva e non mi pare realistico che una nuova legge possa cancellare una condanna passata in giudicato. Ma se davvero dovesse essere possibile sono pronto a bloccare la legge e a cambiarla».

Il premier poi nella giornata di ieri è tornato sulla questione ai microfoni del Tg5, il telegiornale della rete ammiraglia dell’ex Cavaliere. «Tutte le volte che si parla di fisco è naturale intrecciarsi con uno dei tanti processi a Berlusconi, ma noi non facciamo norme né ad personam né contra personam». Detto questo, «non c’è problema: se qualcuno immagina che in questo provvedimento ci sia non si sa quale scambio, noi ci fermiamo».

Il premier inoltre annuncia di aver già sospeso l’iter del decreto: «Rimanderemo in Parlamento questa norma soltanto dopo l’elezione del Quirinale e dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone», dimostrando così che «non c’è nessun inciucio strano». In tal modo, puntualizza il presidente del Consiglio, «anche i professionisti del retro-pensiero avranno modo di ricredersi».

Uno stop all’iter del decreto che nella giornata di ieri è stato confermato anche da fonti di Palazzo Chigi: «Il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto questa mattina agli uffici di non procedere – per il momento – alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri. La proposta» del decreto sui rapporti tra fisco e contribuente, «tornerà prima in Consiglio dei Ministri, poi alle Commissioni, quindi di nuovo in Consiglio per l’approvazione definitiva entro i termini stabiliti dal Parlamento e cioè entro marzo 2015».

«Di tutto abbiamo bisogno – sottolineano le stesse fonti – tranne che dell’ennesimo dibattito sul futuro di un cittadino, specie in un momento come questo dove qualcuno teorizza strampalate ipotesi di scambi politico-giudiziari, anche alla luce del delicato momento istituzionale che il Paese si appresta a vivere».

Dalla Presidenza del Consiglio è partita ieri anche una strenua difesa dell’intero pacchetto normativo dedicato al fisco. I decreti, spiegano le da Palazzo Chigi, segnano una rivoluzione nel rapporto tra fisco e cittadini, tra fisco e aziende. «La logica che il Parlamento ha affidato al Governo è molto chiara: recuperare più soldi dall’evasione, depenalizzando laddove possibile e contestualmente aumentando sanzioni e pene per i reati che rimangono tali», riferiscono fonti di Palazzo Chigi.

Secondo i dati del governo, «in Italia meno di cento persone su sessanta milioni scontano pene per reati tributari. Il che è assurdo, se pensiamo alle stime, incredibili, dell’evasione nel nostro Paese. Si tratta dunque di cambiare in modo radicale. Questo è l’obiettivo del Governo. Disciplinare in modo puntuale l’abuso di diritto, dare certezze a investitori e cittadini, stangare con più severità i veri colpevoli e smettere di ingolfare i tribunali penali per questioni formali è un obiettivo di civiltà giuridica», aggiungono le stesse fonti.

«Con questo spirito il Governo ha votato nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri la prima lettura del decreto delegato che va in questa direzione. Lo ha fatto discutendo articolo per articolo, su tutti i punti e riducendo le pene rispetto alle proposte del presidente del consiglio dei ministri», puntualizza la nota.