Bustocco disegnò per Charlie «Con la matita tratti di libertà»

Tiziano Riverso collaborò con la rivista parigina: «ero giovane e sognatore, bussai alla loro porta. Hanno aggredito la satira e io sono indignato»

C’è anche un bustocco nella storia di Charlie Hebdo, settimanale satirico attaccato mercoledì da due terroristi. Si tratta di Tiziano Riverso, disegnatore che all’inizio degli anni Ottanta ha collaborato con la rivista finita nel mirino degli estremisti islamici per alcune vignette dedicate a Maometto.

«Le avrei pubblicate anche io», afferma, «sull’Islam ma su qualunque altra religione». Andando a colpire, con l’arma della satira, quelle «contraddizioni» che attraversano le diverse confessioni. Certo, «in Francia è più semplice, la laicità è più radicata e il dibattito su questi temi è più aperto». Mentre in Italia «abbiamo il Vaticano».

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Nella redazione di Charlie Hebdo Riverso ci è entrato nel 1981. «All’epoca il direttore era François Cavanna. Ma c’era già Wolinski», uno dei quattro vignettisti uccisi dalla follia estremista. «Per me era un mito, perché era il più trasgressivo di tutti», ricorda il vignettista bustocco, «è stato il primo a trattare di sesso, lo faceva in una maniera esagerata e divertentissima».
Wolinski, prosegue, era «corrosivo, cattivo al punto giusto. E faceva anche critica sociale, visto che disegnava cose che andavano a toccare il senso del pudore». Per queste sue vignette «era accusato da molti di maschilismo. Ma in realtà aveva un profondo rispetto per le donne».
Certo è che nessuna femminista ha pensato di imbracciare un fucile per far tacere per sempre la sua matita. «Erano degli anni abbastanza buoni per noi. Al governo c’era il primo Mitterrand, io mi trovavo in Bretagna ma volevo spostarmi a Parigi per tentare di lavorare in ambito satirico».

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Una delle vignette di Tiziano Riverso

All’epoca in Italia erano appena iniziate le pubblicazioni del Male. E Cuore sarebbe arrivato solo nel 1989. Così «ho bussato alla loro porta con il mio francese non accademico. Mi hanno detto di portargli qualche vignetta».
Così è iniziata una collaborazione durata un anno. «Il clima in redazione era molto divertente, benché avessi a che fare con dei veri professionisti: io all’epoca ero un apprendista, loro invece pubblicavano da anni».

Nonostante siano passati più di tre decenni, la notizia dell’attacco ha colpito Riverso. «Ogni volta che la satira viene aggredita, e questa volta lo è stata nel vero senso della parola, mi indigno». In questo caso «c’è anche il dolore perché si è attaccata una testata storica, scritta da gente abituata colpire con la matita e con le idee». Un attentato, insomma, «alla libertà di opinione e di stampa». Eppure c’è chi, come il direttore dell’edizione europea del Financial Times Toby Barber, ha accusato Charlie Hebdo di «stupidità editoriale» per aver pubblicato le vignette su Maometto. «Tutti i disegnatori hanno una sorta di autocensura, nel senso che evitano di sconfinare nel cattivo gusto», ribatte Riverso, «però secondo me la satira non deve porsi troppi problemi, la sua funzione è quella di far capire che il re è nudo».

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Unica consolazione, nel dolore, l’ondata di solidarietà che ha travolto Charlie Hebdo. «Ora mi auguro che questa attenzione resti viva, che si occupi del fatto che la libertà di stampa e di opinione sono importanti per tutti. In tutto il mondo».

Una delle vignette di Tiziano Riverso

Una delle vignette di Tiziano Riverso