– Dormitorio per i clochard, finalmente è la volta buona. «Entro una decina di giorni si apre».
Ad annunciarlo è l’assessore ai servizi sociali , che ieri mattina ha guidato il sopralluogo negli ex uffici Fs all’ingresso dell’ex scalo Hupac alla stazione centrale di Busto Arsizio che Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce il patrimonio, ha concesso in affitto all’amministrazione comunale per la cifra di tremila euro l’anno.
Gli spazi, dotati di servizi igienici, sono stati ripuliti e imbiancati, sono state allacciate le utenze e in questi giorni si provvederà a piazzare delle stufe elettriche e delle brande per consentire ai senzatetto di passare le notti al caldo. I posti letto previsti saranno una decina circa, un numero che dovrebbe bastare in base alle esigenze individuate dall’assessorato.
Il rifugio sarà aperto dalle 20 alle 8 del mattino, con la custodia e le pulizie a cura di Agesp, mentre la vigilanza notturna è stata affidata ad una società specializzata. «C’è ancora da lavorare, ma mettiamo un punto fermo» sottolinea Cislaghi, che ha seguito la lunga vicenda del dormitorio già quando era presidente della commissione servizi sociali.
Di fatto, più che un vero e proprio dormitorio, almeno in una prima fase lo spazio messo a disposizione da Rfi e Comune replicherà l’assistenza che in passato le associazioni della Rete Volare (Croce Rossa, Alpini, Ali d’Aquila, Caritas, che assicurano la distribuzione di pasti caldi dal lunedì al venerdì, mentre il sabato mattina Ali d’Aquila si occupa delle docce e del cambio abiti all’oratorio San Filippo) garantivano ai clochard che dormivano nella sala d’aspetto della stazione. Ancora non basta per garantire la sicurezza degli spazi, ma da questo punto di vista è emersa la disponibilità di alcune associazioni (come Comunità Giovanile e Comunità Famigliare, ieri presenti al sopralluogo) a dare «supporto», come spiega di Comunità Famigliare. «Interverremo soprattutto nel fine settimana, più scoperto, per esempio per portare ciò che potrebbe loro servire, cibo, coperte, ecc. Ma dobbiamo ancora definire gli avvicendamenti con le altre realtà. Per ora non con turni continuativi ma al bisogno». In prospettiva, l’idea è quella di definire «un regolamento di quella che vorremmo chiamare “casa”». Inoltre, per i volontari verrà approntato un locale che fungerà da “reception” e magazzino.