Busto, l’identikit del prossimo sindaco

Lo stila il sette volte sindaco Gian Pietro Rossi, che preferirebbe «un giovane trentenne»

– «L’identikit del prossimo sindaco ideale? Uno come il sottoscritto, quando poco più che trentenne fu buttato nella mischia a guidare la città».

Per il futuro punterebbe su un giovane il sette volte sindaco , che di fronte al tam-tam sempre più insistente nelle due coalizioni principali sul toto-candidato per la successione a, prova ad indicare le caratteristiche che a suo avviso dovrebbe avere il prossimo primo cittadino di Busto Arsizio. «Premetto solo che ringrazio chi mi ha inserito tra i futuribili come il veterano più sapido – esordisce Rossi, 87 anni, consigliere comunale per gli Indipendenti di Centro – ma, come Mario Draghi si è detto indisponibile alla candidatura per il Quirinale, anch’io declino. Credo di essere giunto a fine carriera, almeno per quel che riguarda la politica attiva».

Però se gli si chiede di indicare un identikit del suo sindaco ideale, non ha dubbi: «Personalmente, credo che l’esperienza più bella per Busto sia stata quando è arrivato un sindaco poco più che trentenne, che avrà fatto anche delle bischerate ma ha portato una ventata di cose nuove nel Palazzo» sostiene Gian Pietro Rossi, riferendosi chiaramente a se stesso al suo primo mandato da sindaco nel 1961, a 33 anni. «Oggi sarebbe necessario arrischiare una novità – sostiene Rossi – certo, allora c’erano le scuole di politica che oggi non ci sono più e c’era un vertice burocratico stabile in grado di

mantenere a galla l’istituzione garantendo il ricambio generazionale. Sono cambiati tempi, poteri e responsabilità, ma per Busto sogno uno che, come me allora, non sa nemmeno dove si trova il Municipio ma si dà da fare per dare qualcosa di nuovo alla città. Un giovane dotato di entusiasmo e freschezza di cervello, non attaccato agli stereotipi e agli stili di fare politica che rischiano di limitare chi si siede sulla poltrona di sindaco». Un sogno, su cui però realisticamente Rossi non scommetterebbe troppo, anche perché i partiti, «ormai conventicole, lo dico con rispetto», non sembrano avere la credibilità per una simile svota.

«So che rivedremo gli stessi nomi e le stesse facce che sono in campo da venti o trent’anni – fa notare il sindaco emerito – non dico che sia tutto da buttare via, sia chiaro, ma per fare grandi cose ci vuole anche il coraggio di sbagliare. Ci vuole un sindaco un po’ presuntuoso, coraggioso, persino improvvido, un po’ come Renzi al di là del giudizio su quel che sta realizzando. Altrimenti temo che in Comune ci sarà ancora sapore di stantìo».