VARESE Diventa oggettivamente difficile anche pensarla, una partita come quella di domani: sul campo di Siena, con l’infermeria piena zeppa (Fajardo e Rannikko out), contro una squadra ferita dalla fresca sconfitta di Milano. Gli ottimisti dicono che si andrà in Toscana per giocarsela, i realisti prevedono già una scoppola epocale, Recalcati prova a fare i conti con la realtà. «Di sicuro – dice il coach – andremo per fare la nostra partita: al di là del risultato, mi aspetto che la sfida di Siena serva a qualcosa».
E a cosa potrebbe servire?
A crescere come squadra, a migliorare in alcuni aspetti.
Dopo Bologna, verrebbe da dire che ci si attende un atteggiamento diverso: no?
Partite come quella di domani, per un allenatore, sono le più facili: c’è poco da dire, e non c’è nulla da spiegare ai giocatori. Spero che ognuno sfrutti la possibilità di giocare contro i più forti per fare dei passi avanti.
Cosa bisognerà fare per restare il più possibile in partita?
Sarà obbligatorio tenere altissimo il livello della concentrazione, per tutti i 40 minuti. Siena è una squadra che non perdona, specialmente quando gioca in casa: la minima distrazione, il minimo passo falso, e loro piazzano un break che poi diventa impossibile da ricucire.
Dal punto di vista tecnico, che sfida sarà?
Loro hanno un roster talmente lungo che fino all’ultimo non sapremo che tipo di squadra ci troveremo di fronte. Potranno decidere di far riposare Lavrinovic, oppure di schierare Moss, o un’altra guardia. Difficile fare previsioni.
Varese come cercherà di giocare?
Abbiamo provato le situazioni nelle quali sappiamo che Siena è fortissima. Loro difendono come degli indemoniati, pressano il playmaker fin dalla rimessa, non ti fanno respirare. Dovremo cercare di non farci mettere sotto, almeno in questo senso.
E come?
Noi siamo una squadra che fa molta fatica nelle situazioni in cui il playmaker ha bisogno di essere aiutato dagli altri esterni. L’unico che lo fa abbastanza bene è Ganeto, gli altri non lo fanno: non lo fa Hurtt, non lo fa Diawara. E siccome dobbiamo imparare a farlo, mi aspetto che i nostri esterni facciano un passo avanti da questo punto di vista.
Difficile parlare di pressioni prima di una sfida così: l’unico che potrebbe avere qualche mal di pancia è Kangur, di proprietà del Montepaschi, che ne vuole fare il nuovo Stonerook. Secondo lei, Kristjan ci sta pensando?
Difficile capire cosa passi nella mente di Kangur, perché è uno che non lascia trasparire nulla. Sicuramente domani avrà tutti gli occhi addosso, soprattutto del pubblico, che vorrà vedere all’opera il suo futuro giocatore.
Potrebbe essere un problema?
Potrebbe anche essere un vantaggio: spesso i giocatori, in queste situazioni di pressione, rendono al meglio. Ecco: speriamo che domenica sera i tifosi di Siena vadano a casa contenti di aver visto Kangur.
Francesco Caielli
s.affolti
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