Una passione nata sui banchi di scuola, la letteratura che ti entra nel sangue e la voglia di conoscere chi percepisci simile a te, nel pensiero e nelle emozioni. , madre spezzina e padre sardo della Maddalena, 56 anni, è professore associato di Letteratura francese all’Università di Bergamo, poeta, saggista e traduttore, intellettuale a tutto tondo e profondo conoscitore della Francia, sua seconda patria.
Una settimana prima della strage del 13 novembre era a Parigi, alla Fondazione Hugot del Collège de France, a un convegno sulla poesia tradotta, qualche anno fa i ragazzi delle banlieue recitarono a memoria le sue liriche, che insegnanti illuminati avevano fatto conoscere loro attraverso un capillare lavoro di maieutica.
«Ho trovato la città tranquilla, la gente aperta e accogliente come il solito, nulla faceva presagire l’attacco terroristico al Bataclan. Sono stato a Parigi anche in agosto, ci vado spesso perché là ho parecchi amici, scrittori e poeti, insegnanti come me che faticano nelle scuole di periferia dove l’istruzione è ancora scarsa e in famiglia spesso non ci sono modelli positivi ma soltanto la ricerca di soldi facili. Eppure quella volta ebbi la sorpresa di vedere ragazzi disagiati recitare le mie poesie, a testimonianza di quanto sia importante la conoscenza e la cultura». Fabio Scotto ha pubblicato diverse raccolte poetiche, tra cui “L’intoccabile” (Passigli, 2004), “Bocca segreta” (Passigli, 2008), “La Grecia è morta e altre poesie” (Passigli, 2013) e le prose di “A riva” (Nuova Editrice Magenta, 2009), e tradotto opere di Hugo, Vigny, Villiers de l’Isle-Adam, Bernard Noël, Yves Bonnefoy, di cui ha tra l’altro curato per Mondadori il Meridiano “L’opera poetica” (2010). Il suo contatto con il mondo intellettuale parigino è costante e fecondo, e l’amicizia, ormai ventennale, con Yves Bonnefoy, il più importante poeta francese vivente oggi 92enne, di cui è traduttore ufficiale.
«Già nei miei primi viaggi di studio in Francia capii quanto la lingua comune crei armonia in persone di diversa provenienza. Ricordo uno stage ad Antibes durante gli studi universitari, dove trovai ragazzi di molti Paesi diversi, palestinesi e israeliani insieme, accomunati dalla voglia di imparare. La Francia ha questa tradizione di accoglienza, ospitò gente in fuga da fascismo e nazismo, e durante la prima guerra mondiale fece arrivare mano d’opera dal Maghreb per tenere aperte le aziende, perché gli operai francesi erano sotto le armi. L’integrazione è incominciata allora, infatti la Francia “pura” non esiste e forse non è mai esistita», spiega il poeta, che ha studiato al liceo scientifico di Luino e
poi si è laureato nel 1983 in Lingue e letterature straniere allo Iulm di Milano. «Ciò che mi ha colpito di recente a Parigi è la progressiva “clochardizzazione” anche nelle vie più centrali. Davanti ai negozi ci sono gruppi di senza tetto che dormono all’aperto; dalle parti del Carrefour de l’Odéon, una zona d’incontro nel Quartiere Latino non lontano dalla statua di Danton dove si danno appuntamento gli innamorati, ho visto persone sdraiate a terra sui marciapiedi, e verso la Bastiglia famiglie intere di rifugiati che dormivano sui materassi a lato delle strade. È il segno più palese del disagio e dell’emergenza, ma l’immigrazione sembra un fenomeno inarrestabile e le risposte non paiono sempre adeguate».
Per Scotto l’attacco alla Ville Lumière ha cause molteplici, che partono dall’indottrinamento dei ragazzi non acculturati delle banlieue, più facili da manipolare, da profonde ragioni economiche e politiche, e da una mancata integrazione dovuta in parte anche alla crisi europea. «Ormai la cultura francese è internazionalizzata, il Prix Goncourt (lo “Strega” francese) va da anni spesso a scrittori non autoctoni ma di lingua francese, e nonostante ciò le frange estremiste vedono Parigi come città da colpire perché modello di tolleranza e gioia di vivere, con teatri, musica e divertimenti e una certa liberalità di costumi. La strategia del terrore mira a portare al governo la destra, perché chi cerca di tenere aperto il dialogo è un nemico più pericoloso per i jihadisti. Nel mondo islamico è in atto una guerra interna tra moderati ed estremisti, e questi ultimi temono l’alleanza europea con i primi contro di loro».
La poesia può fare molto secondo Fabio Scotto, «perché è presenza e condivisione, il contrario dell’assenza, che rappresenta la morte. Del resto i grandi autori francesi sono lì a insegnarcelo, da Rabelais, che nel “Pantagruel” parla di una religione pronta a perdonare, a Voltaire che spese l’intera vita in nome della tolleranza. Ciò che mi preoccupa è la debolezza dell’Europa e della politica estera mondiale, compresa quella di Obama. La questione mediorientale è esplosa dopo la guerra in Iraq, ed è ben triste pensare che fosse meno peggio con Saddam e Gheddafi. Se la democrazia è imposta a questi Paesi da una grande potenza è purtroppo logico che venga rigettata, e in caso di elezioni vincano spesso i fondamentalisti».
«Da noi – continua Scotto – funziona meglio perché ci si è arrivati per gradi. L’Europa – e lo dico, da europeista convinto, con rammarico – appare al momento atonica e assente, non è in grado di prendere decisioni comuni per fronteggiare l’emergenza e ciò è inammissibile. Del resto se chiedessi ai miei studenti il nome di un Commissario europeo credo non saprebbero cosa rispondere. Oggi l’Eurozona è ahimè soltanto un’unione economica e non ancora politica e culturale, e questo è l’errore più grande. Speriamo che sappia trasformarsi, ce n’è grande e urgente bisogno, altrimenti non oso pensare che potrebbe succedere, ma occorre restare lucidi, fiduciosi e vigili».













